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Morire per rivivere
Data: 14/03/2020, Categorie: pulp, Autore: Tibet
... con la Siria, oltre la valle della Bekaa. Con la mente rivive ancora una volta quei momenti, ricorda che durante il lungo tragitto in jeep verso il luogo del servizio, leggeva un libretto con i poemi della poetessa Nadia Tueni, morta appena qualche mese prima, che parlava degli uomini della montagna e degli uomini del mare del Libano. Ammirava l’amore di questa donna per il proprio paese una volta felice e ora martoriato da una guerra senza fine. L’americano sonnecchiava accanto al guidatore, un libanese di mezza età e lui aveva preso posto sul sedile posteriore. Poi un bagliore assurdo. L’auto era incappata in una mina anticarro messa proprio sulla strada. Per lui tutto svanì, non sentì nemmeno il boato. Riprese conoscenza in un bianco assoluto, accecante, tutto bianco. Lenzuola bianche, pareti bianche, luci bianche. Seppe di essere in un ospedale dell’Onu, che era l’unico scampato e che aveva perso la gamba destra dal ginocchio in giù. Libano 1983. Fiona. Il giorno stesso venne a visitarlo il chirurgo che aveva compiuto l’intervento, una svizzera di circa trentanni, bionda e snella. Con poche parole gli descrisse l’intervento, la necessità dell'amputazione e scherzosamente gli chiese se per ricordo voleva la gamba mancante, vale a dire quello che restava... Lui chiese se era possibile imbalsamarla, voleva sistemarla su di una parete di casa a mo di trofeo, risero assieme alla macabra battuta. La donna ritornò più e più volte e non sempre per motivi professionali. La ...
... notte, quando era di turno e se non c’erano emergenze, lo sistemava su una sedia a rotelle e lo portava in giardino a fumare e parlavano. Difficile dire cosa l’attraesse di lui. Nacque qualcosa, qualcosa fra la simpatia reciproca e l’amore, qualcosa che era più di una e meno dell’altro. In una di quelle notti, tiepide e stellate, fecero l’amore... ma non c’era molta “passione”, a lui sembrò più un atto di “compassione” da parte di lei, la volontà di una donna caritatevole di traghettare un uomo nuovamente alla vita, una trasfusione di linfa vitale, insomma una specie di terapia. Lei stessa, donna algida com’era e abituata a tutti i mali del mondo, usa a saturare piaghe e ferite senza più partecipazione, si sorprese di questo suo attaccamento e di come avesse preso a cuore la causa di quel giovane uomo senza più voglia di vivere! Si meravigliò anche di quanto era disposta a fare. Lo raggiungeva di notte e lo svegliava baciandolo, lo accarezzava fino a provocargli un’erezione e lo masturbava. Da quel momento l’amore lo fecero spesso, nella camerata mentre gli altri ricoverati dormivano, in giardino con lei che sedeva sopra lui o nel disadorno gabinetto medico sul lettino delle medicazioni. Appena lui fu in grado di muoversi passava con lui le sue ore di libertà, andavano in un luogo tranquillo, a volte nei boschi di cedri che allora erano numerosi o in qualche località sul mare non toccata dalla guerra. Parlavano molto. Tempo tre mesi e si ritrovarono sposati. Lui ventiquattrenne ...