1. Morire per rivivere


    Data: 14/03/2020, Categorie: pulp, Autore: Tibet

    ... senza lavoro e senza una gamba e lei medico di trent’anni, ricca di famiglia e sempre in giro per il mondo presa dalla sua opera professionale e umanitaria. Dimesso, lo portò con se in Svizzera, nella sua casa sul lago di Neuchatel e gli fece iniziare un periodo di riabilitazione e di presa di confidenza con la sua nuova gamba che era un vero prodigio tecnologico di duralluminio ricoperto di una pelle sintetica che sembrava vera. Il fisico reagiva, in breve poté camminare senza bastone pur zoppicando, ma il suo morale non si risollevava. Fiona, questo era il nome della donna, chiese al padre, un ricco immobiliarista con interessi anche nell’editoria, di trovargli un’occupazione temporanea, qualcosa che potesse distoglierlo dalla sua depressione e occupargli la mente. Rivide l’ufficio del vecchio e rivisse l’attesa, nuovamente provò il medesimo malessere. Era un luogo a lui ostile, stava seduto sulla vecchia e scomoda poltrona di pelle con la vecchia segretaria che lo guardava con un’espressione di sufficienza. Era evidente che per lei era solo un arrivista, un mantenuto, un altro dei capricci di Fiona. Lui che reagiva con occhiate d’odio puro, mentalmente la malediva, la insultava, le diceva che era vecchia, vecchia quanto i pannelli di quercia che rivestivano il locale. In quello studio si aspirava l’odore aspro del denaro, di consuetudini e di pensieri sempre eguali senza possibilità di cambiamenti, di riti perpetuati all’infinito, lì si adorava il crudele dio denaro, ...
    ... la divinità senza etica, era un suo tempio. L’incontro con il vecchio grasso e calvo che, man mano procedeva il colloquio diventava sempre più indisponente ed odioso, era vestito di un pesante abito con panciotto che già era un segno distintivo della sua visione ortodossa della vita. Senza molta sensibilità, con un sorrisetto malefico, gli chiedeva se almeno era riuscito a scattare qualche foto in quel giorno dell’incidente. Lui che era tanto depresso da neanche infiammarsi e reagire al commento irridente. Non rispose alla provocazione. Poi la proposta e il suo accettare senza titubanza alcuna. Tutto, tutto pur di ricominciare a vivere e lasciare quella casa, la Svizzera e l’atmosfera soffocante, ammuffita che impregnava tutto. Fiona era sempre lontana, in posti dal nome impronunciabile. Il lavoro non era poi male. Un reportage fotografico nei parchi naturali del centro America, un tour da effettuare in compagnia e assistito da un naturalista locale. Il compenso non era granché, anzi piuttosto misero dato la taccagneria del vecchio e in realtà si trattava solo di un rimborso spese, ma non gli importava poi molto. Gli avrebbe dato l’occasione di tornare a lavorare, la fotografia era la sua vita. Con l’incarico gli diedero l’attrezzatura. “in prestito...”, specificò il vecchio e cioè da riportare indietro sana e salva. I ricordi iniziarono a confondersi nella sua mente, perse il contatto con se stesso proprio quando l’immagine della memoria si fermò sull’incontro con lei ...