1. La festa del culo


    Data: 23/03/2020, Categorie: Gay / Bisex Autore: FringuellinoCaldo

    Le “feste” iniziarono poco dopo che T. mi aveva aperto il culo.
    
    Queste presero il nome da una frase che uno dei “maschi” pronunciò la prima volta in cui ci trovammo tutti insieme nel corso di un’assolata giornata d’estate.
    
    C’erano le altre due troiette come me, R. e Virna, un’altra femminuccia dell’oratorio che veniva inchiappettata dai maschi, anche lei era cosa loro.
    
    Virna, anche se non era una troia spanata come me dava via facilmente il culo, era stata sverginata molto tempo prima, era un po’ restio con i pompini anche se, alla fine, lo prendeva in bocca pure lui, ma giusto un pochino, il famoso “per farlo venire duro” e non si faceva sborrare in gola, nel culo si.
    
    Io, invece glielo succhiavo piuttosto spesso pure a lui cioè lei, e me lo metteva nel culo regolarmente. Anche con Virna, come con R., sono sempre stato la femmina dei nostri giochi (ad essere sincero lo inculavo un po’ anch’io e me lo baciava, ma appena appena), però R. era più maiale.
    
    M., T. e gli altri ridevano di questi intrecci e ci chiamavano lesbiche, perché eravamo delle femminucce che lo facevano tra loro, però a volte stavano lì a guardare e si eccitavano.
    
    Mi farebbe piacere se leggessero questo racconto, di sicuro si riconoscerebbero, ricordando i vecchi tempi.
    
    Ci trovavamo sulla sponda di un fiumiciattolo che scorre fuori dal paese. Un’ansa nascosta, fuori da sguardi indiscreti, dove era comodo fare il bagno.
    
    Eravamo tutti seminudi con i nostri slippini succinti che ...
    ... lasciavano poco all’immaginazione.
    
    Ci fu, poi, chi si tolse anche quelli, noi tre fighette dovemmo farlo praticamente per forza.
    
    Il tipo bruttino, ma simpatico, che aveva organizzato la cosa non per solo spirito di amicizia aveva appena appoggiato una mano su un paio di chiappette, mi pare quelle di Virna e mentre gli porgeva il cazzo da prendere in mano disse: “Perché non facciamo una bella festa, festeggiamo i culetti dei nostri amichetti così disponibili”.
    
    E festa fu.
    
    Ci inchiappettarono per tutta la giornata.
    
    Ad uno gli veniva voglia, chiamava una delle tre femminucce che glielo succhiava un po’e poi si sdraiava o si appoggiava col culo per aria, o si sedeva sopra di lui, una sputazzata e via, tutto dentro.
    
    Fu un’estate piuttosto intensa e fu proprio in quel periodo, nel corso per l’appunto di una di queste feste, che appresi definitivamente anche l’arte del pompino, grazie ad un maestro veramente preparato, questo era una principessa che veniva da fuori e nella sua città si faceva pagare per fare pompini, ma questa è un’altra storia.
    
    Questi incontri divennero un’abitudine, così come chiamarli “festa”, ormai succedeva anche in inverno, nelle stanze nascoste dell’oratorio ed in altri luoghi appartati del paese. Non è che ci fossero sempre molte persone me che ci inculassero in gruppo era abbastanza frequente.
    
    La “festa delle feste” per quanto mi riguarda me la fecero l’estate successiva. Eravamo andati in un casolare a mangiare tutti assieme, un posto ...
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