1. I migliori an(n)i della nostra vita_3


    Data: 07/04/2020, Categorie: Gay / Bisex Autore: honeybear

    Un paio di settimane dopo la nostra prima sessione ci ritrovammo, come ormai d’abitudine, nel suo ufficio. Eravamo solo noi due: gli altri erano andati a casa.
    
    L’orologio sulla parete segnava le sei. Non ricordo quale mese indicasse invece il calendario. Certamente era già buio fuori: le giornate iniziavano ad accorciarsi.
    
    La palestra di sera mi faceva uno strano effetto: quello dei film horror-adolescenziali dove il maniaco di turno sevizia la solida cheerleader bionda che si attarda sotto la doccia o negli spogliatoi (mostrando le generose poppe siliconate). E proprio lì, Bertelli suggerì di andare. Nello spogliatoio.
    
    Iniziai a gironzolare per la stanzetta tirata a lucido dopo la devastazione compiuta quotidianamente da noi ragazzi. Ero un po' nervoso: “…Ho paura che possa arrivare qualcuno!” confessai.
    
    “Non c’è alcun motivo di preoccuparsi Davide. Terminate le pulizie, il custode se ne va e lascia a me il compito di chiudere!” mi rassicurò dolcemente sfiorandomi appena le labbra con le sue.
    
    “Che c’è? La mia barba punge? O il problema è altrove?– in effetti anche lui mi sembrava nervoso – No, qui sotto, mi pare vada tutto bene!” concluse dandomi una virile palpata al pacco già sufficientemente duro.
    
    Gli spiegai i motivi della mia irrequietezza. Rise di gusto: “Perché non ti siedi un attimo e provi a rilassarti?” Ubbidii.
    
    Lui si mise di fronte e mi sistemò le gambe in modo che cadessero ai lati della panca dove, poco prima, avevo finito di ...
    ... prepararmi.
    
    Appena allungò le mani mi sfilo la maglietta. Senza perdere altro tempo, si posizionarono rapide sui pettorali e li strinsero come solo avevo visto fare alle tette delle attrici nei film porno. Mi agitai.
    
    Lui mi sorrise: “Va un po’ meglio?” chiese strizzandomi i capezzoli.
    
    Porca puttana, non andava meglio: andava alla grande! Se le premesse erano quelle, chissà come avremmo concluso la serata.
    
    Le dita corsero verso il basso per slacciarmi i pantaloni, abbassandoli leggermente.
    
    Realizzai in un attimo quale sarebbe stato il tipo di rilassamento che aveva previsto.
    
    Pollice e indice iniziarono a percorrere la sagoma di cotone che così bene disegnava il mio uccello in tiro. Una piccola macchia si formò in corrispondenza della cappella, ingrandendosi a vista d’occhio.
    
    “Sei comodo?” chiese premuroso come sempre. Assentii e reclinai il capo per godermi il momento.
    
    Mi scostò leggermente l’elastico degli slip per insinuarsi all’interno. Lo sentii accarezzare il mio pelo e poi ravanare deciso alla ricerca dell’uccello che prese a lavorare.
    
    Riaprii gli occhi e lo osservai giocare con il mio arnese: sembrava un bambino che stava arrotolando un lungo serpente di Pongo. Si inumidì le dita e, quando arrivò in cima alla cappella, si mise ad usare i polpastrelli, mimando il gesto di chi sta spremendo un agrume.
    
    Quel gioco mi dette i brividi (di piacere non di paura!!). Ciò che trovai veramente fico fu il modo in cui si prendeva cura di me. Il suo sguardo osservò ...
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