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A - p - o - c - a - l - i - s - s - e - atto secondo - lenzuolo bianco
Data: 07/04/2020, Categorie: Gay / Bisex Autore: CUMCONTROL
... che invece le violò le mie lenzuola. L'incuria dei tiranni. In quelle lenzuola, le mie, combinò il mio uomo i suoi misfatti, rivoltandosi come verme nelle spire di corpi impropri. Recava quel mio telo bianco i gesti di notti insonni, di mani operose intente nel ricamo e di sospiri, e preghiere sommesse. Prima fu la mano di mia nonna, e poi di mia madre. E negli ornamenti turchini del filo, esse cucirono nelle notti mute tutte le magnificenze delle loro visioni floreali. Quel lenzuolo mi fu consegnato a piene mani da mia madre, candido e turchino come pegno di trasmissione, pur consapevole che con me la progenie giungeva al suo termine. Quel lenzuolo io lo lasciai la su, nel talamo sfrenato della menzogna di un amore tiranno. Cotone ricamato e vulnerato. Cotone violato, infamato dallo sterco del mio tiranno, disperso dall’ano battuto, il suo, zuppo del seme degli ignoti. Quel cotone bianco – pensai allora con non senza rabbia – sarà il sudario per la tua sepoltura. E mi augurai che della morte del mio uomo, un messaggero un giorno me ne avrebbe recato annuncio, indicandomene il sepolcro, perché solo alla vista della sua effige immobile consegnata all’eterno ed affissa sul marmo, al mio cuore senza vita sarebbe stato consegnato finalmente il beneficio della sua resurrezione. “Vieni qui, stenditi” mi disse. E nel silenzio più muto io vi rimasi immobile. Allora fece che alzarsi e fu lui ad avvicinarsi. Cinse il mio corpo alla sua carne già accesa. ...
... Prese a baciarmi il collo e poi le spalle. Le sue mani scandagliavano i miei fondali e raggiunsero insieme le mie natiche vestite. La forza dell’uomo mi sollevò da terra e nella sospensione aerea ci dilungammo nel mulinello delle lingue. Le nostre secrezioni bagnarono il folto delle nostre barbe. Nei lampi leccai con avidità il suo volto ed egli si perse nel piacere animale di quella unzione. Poi le lingue ripresero a danzare, ora nella mia, ora nella sua calda bocca madida e carnosa. Tutto intorno a me girava, danzavano nella rotazione il letto, l’armadio, la piccola stanza tutta e danzavano le sue dita sulla presa sicura delle mie natiche. Dalle mutande sentii sgorgare fluente il piacere limpido della copula. Mi adagiò nei mulinelli della lingua su quelle lenzuola candide e senza un attimo staccarmi dalla sua bocca calai la chiusura lampo della sua felpa. E fu allora che mi distaccai, e quasi non svenni nel vedere nei bagliori fragorosi dei lampi la fuori, la possenza del suo torso. Era di manto corvino a pettinargli le forme sotto il cui pelo le mia mani si inabissavano alla ricerca smodata dei suoi capezzoli. Si sollevò irto sulle ginocchia e affondò le dita nella mia bocca perché non smettessi di invocare l’amore orale. Calai le sue braghe ed egli si aiutò. Poi via le mutande e si adagiò pensante su di me strofinando il fallo sul mio ventre nelle contrazioni di chi non sa più attendere a fare ingresso. Sentii il suo membro premermi nella bocca dello ...