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A - p - o - c - a - l - i - s - s - e - atto secondo - lenzuolo bianco
Data: 07/04/2020, Categorie: Gay / Bisex Autore: CUMCONTROL
... stomaco. Mi denudò lui e prese avidamente a leccarmi il torso. Nel breve fui ammantato dalla sua saliva e dentro di me sentivo tutto il bollore del mio sangue. Fui carne distesa sulle lenzuola bianche di un macellaio. Mi arresi al banchetto umido dell’uomo. Ne divenni cibo e mi abbandonai ai morsi predatori sul limitare del mio costato, presso il collo e sulle labbra quasi a strapparmele. Poi la sua lingua riprese il lavorìo ostinato e discese madidamente la linea mediana del mio torso affannoso, fino a muovere presso l’incavo dell’ombelico, ove vi soggiornò forzando un ingresso occluso sin dalla nascita; poi prudente sorvolò il pube, lasciando che di quel tralascio io ne sentissi però il calore delle labbra, e sul fallo mio, sul fallo mio teso, vi depose però la scia salivare di quel passaggio, che fluidamente filò ancora via, lungo la carne venata del mio sesso eretto. La rotta, non già fu dunque il mio membro, ne le sedi oviformi ove risiedono le forge del mio bianco fecondo; No, la rotta eluse il mio membro per giungervi sotto di esso. La lingua, la sua, spianò la strada nel folto del mio pelo e raggiunse in punta il lembo anulare del mio recesso. Dispiegai le mie gambe mentre il ventre si incavava in un respiro impedito. Sentii le sue mani sul mio entrocoscia. Lo vidi annegare sotto di me in un lavorìo incessante. Il calore, la saliva e i tessuti del mio nascondiglio via via dischiuso mi procurarono sussulti negli spasimi di una lussuria abbandonata; mi ...
... assentai dall’opera orale dell’uomo, dal mio stesso corpo io emigrai, persino da me stesso mi affrancai, per godere appieno delle mie folgori cerebrali. Era la lingua di dio. Stavo disteso, e lasciai che il dio ravanasse il mio ano. All’unisono i baleni della mia lussuria sussultavano coi lampeggi dilaganti oltre i vetri. Milioni di schegge di luce contro i vetri ed io restavo lì immobile, a gambe divaricate con in dosso le mani avide di un uomo laborioso, ritorto fra i gorghi di una lingua che vorticò le lenzuola cui io restavo aggrappato a pugni chiusi. Da quel letto, dai suoi mulinelli, noi affondammo nelle spire della lussuria per raggiungere un sottosuolo fatto solo di folgori cerebrali. Poi si alzò, ansimante ed io lo fissai. Vidi la sua barba del tutto bagnata. Vidi le spalle brillare di rugiada di sudore. Vidi la prua flettente del suo membro che un lampo accese di rosso fuoco. Di un rosso gocciolante, sul bianchissimo lenzuolo. Il mio ano, come un giglio prese ad aprirsi, ed il suo membro toccò timidissimo l’imbocco del mio fiore , per poi subito ritrarsi. Io mi feci avanti, sollevando il bacino ad invocare l’atto. Dischiudevo a più non posso la carne supplice del mio ingresso e allora la punta del glande fece che riavvicinarsi, intingendo di liquido cristallino quel mio fiore tutto aperto a quella rugiada. La punta puntò dritto e deciso allora varcò dunque senza problemi la prima mia frontiera anulare. Non fu difficile, ma ecco che mi accorsi ...