1. La semifinale


    Data: 10/04/2020, Categorie: Gay / Bisex Autore: aperto28

    ... desideri, un lungo dialogo di passione, mortificazione e sorrisi. Quel grosso nodo che si era creato nelle trame delle nostre vite andava sciolto. Subito.
    
    L’occasione fu una banale partita di pallone. Lui il giocatore, io lo spettatore . Lui sul campo verde a correre dietro il pallone; io sugli spalti con la birra in mano, a far finta di interessarmi, osservando i suoi movimenti, le sue prodezze, i suoi errori, fingendo l’ansia del tifoso e sentendo dentro solo il desiderio crescere. Quel giorno la ragazza non c’era, perché all’estero per lavoro. La partita terminò e la squadra perse ai rigori. Che disdetta.
    
    Nel frattempo i miei amici erano tornati anzitempo a casa, a prepararsi per il dopo-partita: se si vinceva si sarebbe festeggiato tutti insieme (tifosi e giocatori) e se si perdeva, si sarebbe festeggiato comunque. Ogni occasione era buona per divertirsi.
    
    Rimasi dunque nello stadio, aspettando che l’intera squadra si docciasse, per poi tornare insieme con il bus che li trasportava in occasione delle partite fuori casa. L’aria non era allegra come le altre volte: la partita era persa. E non era una partita comunque. Era la semifinale.
    
    Attesi la squadra che nel frattempo era sotto le docce. Lo immaginavo mentre si arrabbiava con i giocatori meno fenomenali della squadra, che avevano proprio sbagliato all’ultimo, sul più bello. I toni si sarebbero accesi ma sarebbe finito lì: il mio lui, in fondo, era buono. Lo immaginavo rasserenarsi dopo la sfuriata: il viso ...
    ... si sarebbe di nuovo rilassato, lo sguardo si sarebbe rasserenato e gli occhi sarebbero tornati di nuovo a sorridere, avvolti in quella scintilla che li distingueva fra mille.
    
    Sarebbe tornato ad insaponarsi, a togliersi di dosso gli odori della fatica appena passata. Avrebbe passato le sue mani tra le gambe, fatto scorrere l’acqua sul suo sesso e chissà…forse l’avrebbe sentito indurirsi un po’.
    
    Ad attenderlo fuori dagli spogliatoi, c’ero io insieme a qualche altro tifoso che come me aspettava il passaggio per tornare a casa. Uscì l’intera squadra: i volti erano stanchi. Salirono sul bus, ma lui no: era arrivato con la propria macchina. Non era l’occasione migliore per avvicinarlo né il momento giusto per riderci e scherzarci, ma l’idea di percorrere quei 20 chilometri insieme a lui, anche se in silenzio, era più forte di qualsiasi altro ragionamento. Dopo la squadra salirono i tifosi, tanto da riempire quasi completamente il piccolo bus. Mancavo io. Se fossi montato anch’io, sarebbe stata l’ennesima occasione mancata. Ma…
    
    “Luca, torni da solo? Me lo daresti uno strappo in macchina?”. Montai in macchina e iniziammo a percorrere insieme il tragitto che ci avrebbe portato a casa. Alla radio passavano i radiohead , lui indossava la tuta della squadra, i capelli erano ancora un pò umidi. Emanava il buon profumo del doccia schiuma. Per un po’ continuammo a guardare dritti, senza dirci nulla.
    
    “Marco come va il lavoro?”, fu lui ad interrompere il silenzio.
    
    “Non male. Mi ...