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I cavalieri della tavola rotonda - 2 sir galvano
Data: 03/05/2020, Categorie: Gay / Bisex Autore: adad
... si mise a cavalcioni e ci si sedette sopra. Il suo pertugio era rimasto finora inviolato, per cui non fu da poco la fitta di dolore, quando il grosso glande di sir Galvano gli forzò la strettoia dello sfintere. Gemette, digrignando i denti, afferrando e stringendo con forza i pettorali dell’amico; il cui piacere si faceva via via più lancinante, a mano a mano che il suo cazzo sprofondava in quel tenero condotto, la cui stretta apertura quasi glielo sbucciava. Il dolore del giovane, quasi insostenibile all’inizio, andò placandosi, mentre le resistenze venivano infrante e l’anello stirato si adattava al grosso ceppo intrusore. Finalmente, si sedette ansimando sul folto cespuglio pubico di sir Galvano ed aprì gli occhi, il volto stravolto, quasi piangente. Allungò dietro la destra, quasi incredulo, a toccare la base del cazzo che lo stava impalando; mentre con la sinistra carezzava il volto non meno tirato di sir Galvano. Poi il dolore scomparve, sostituito da un soddisfacente senso di pienezza: allora, il giovane cominciò a muovere il bacino su e giù, procurando stilettate di piacere all’amico, che si sentiva il cazzo masturbato dallo sfintere contratto dell’altro. E mentre il giovane si muoveva sempre più gioiosamente su e giù, scoprendo un piacere fino ad allora insospettato, sir Galvano gli afferrò il cazzo fibrillante e iniziò a carezzarlo voluttuosamente prima, a masturbarlo goduriosamente dopo. Chi fu il primo a venire? Non se ne resero mai conto nel delirio ...
... dell’estasi che li travolgeva: d’un tratto il giovane si trovò il buco sfatto, vuoto del paletto, che gli era scivolato fuori, e scolante una poltiglia densa sul pube di sir Galvano; questi si trovò con un cazzo molle fra le mani bagnate dello stesso liquido appiccicoso che gli imbrattava il petto e le guance. Il giovane collassò su di lui e si abbracciarono esausti. Poi si lavarono nelle acque fresche del fiume e tornarono a distendersi sull’erbetta tenera del prato. “Parlami di te. – fece sir Galvano, carezzandolo con la punta delle dita – Chi sei, come ti chiami?” “Mi chiamo Evin, - rispose quello – e sono il figlio del fiume.” Scoppiò a ridere, vedendo la smorfia sul volto di sir Galvano. “Era così che diceva mia madre, - precisò – perché una sera giunse un uomo dal fiume e il giorno dopo ripartì, lasciandole me. Crebbi con lei su queste rive e, quando morì, cercai la mia fortuna altrove. Fui scudiero del sire di Morg, che a suo tempo mi ordinò cavaliere. Poi un giorno che eravamo a Camelot, Morgana la strega mi vide e si invaghì di me; ma io la rifiutai e lei mi lanciò un maleficio: dovevo tornare sul fiume della mia infanzia e battermi con ogni cavaliere che passava… e poi farmi tagliare la testa, chiedendogli di tornare di lì a un anno. Solo tu sei tornato e mi hai liberato.” Quella notte sir Evin e sir Galvano fecero ancora l’amore un’infinità di volte, svegliandosi la mattina dopo, quando il sole era già alto su di loro. “Prendimi con te, - disse sir ...