1. Il prigioniero romano


    Data: 05/05/2020, Categorie: Etero Autore: 4occhi

    ... succhiarlo.
    
    Si calmò, se voleva fargli del male forse lo avrebbe già fatto, quindi rilassò i muscoli. Che lingua!
    
    Gli percorreva l’asta e succhiava fino a tiragli la testa con le labbra.
    
    Si, così, voleva godere. Era il suo seminis che voleva !? L’avrebbe accontentata!!
    
    Neanche gli avesse letto nella testa lei si staccò.
    
    Nooo!!! Ora che stava per venire!!!
    
    Era questa la tortura? Aveva tutti i muscoli contratti, gli tremavano le gambe, maledetta cagna!!
    
    Mentre si lamentava tra sé sentì qualcuno sistemargli gli arti, accavallarsi su di lui e calarsi lentamente sulla sua virilità.
    
    Quel qualcuno lo stava prendendo dentro di sé, lo avvinghiava, lo circondava e lo stava portando a ballare la danza più antica del mondo. Si muoveva, un po’ più veloce, un po’ più dentro, a volte con una botta decisa, a volte sfregando velocemente la punta all’entrata. Fantastica.
    
    Una donna. Stretta, calda e umida, sfregarsi in lei senza poterla toccare, vedere, baciare, assaporare, forse era questa la tortura. Sentiva i suoi glutei picchiare sulla sua pancia.
    
    Lei cambiava il ritmo, prolungando l'arrivo del culmine, un piacere sottile e perverso, perché lo portava al limite e poi riniziava senza arrivare mai alla soddisfazione finale.
    
    Si, voleva morire così, torturato dal godimento! Poi la donna cominciò ad ansimare, era la prima volta che la sentiva emettere dei suoni. Si appoggiò sulle sue tibie con le mani e prese un ritmo serrato, continuo e veloce…si, si, ora c’era ...
    ... davvero!! Lanciò un grugnito e appoggiandosi sulle mani dietro la schiena spinse con i glutei tutto il cazzo in avanti, dentro , riversandole il suo seme.
    
    Lei gli andò in contro gemendo forte e accasciandosi in avanti.
    
    Caldo, ora faceva caldo.
    
    Quel collare lo stava massacrando e le braccia dietro la schiena gli facevano male, ma tutto questo spariva appena spostava la sua attenzione al suo pene che era ancora dentro il suo corpo e lo faceva sentire al riparo, come se niente potesse accadere in quel momento.
    
    Passò un po’ di tempo, poi la donna si alzò sfilandosi il membro barzotto, colando copiosamente e in silenzio se ne andò.
    
    Ad interrompere quella pace fu un secchio di acqua fredda che gli arrivò addosso prendendolo in pieno.
    
    Ma a che gioco stavano giocando?
    
    Gli dettero da mangiare e lo misero legato con le braccia libere ma le mani legate a terra.
    
    Lo vestirono con una tunica calda ma tutto questo accadeva sempre con gli occhi bendati, non riusciva a vedere nulla ed era sempre intontito quando lo muovevano, non riusciva a reagire per liberarsi.
    
    Era legato così forte che la pelle dei suoi polsi non esisteva più, aveva la carne viva, ma il dolore riusciva a sopportarlo, ci conviveva.
    
    La donna tornò, il rituale era lo stesso: gli alzava l’abito e si serviva dei suoi attributi, lo stuzzicava con la bocca e lo eccitava e poi lo montava dandogli sempre le spalle.
    
    Lo capiva da come si appoggiava durante l’amplesso.
    
    Non si lamentava, non capiva ...