1. Il prigioniero romano


    Data: 05/05/2020, Categorie: Etero Autore: 4occhi

    ... come fosse possibile che ciò accadesse in una tribù di Germani le cui donne odiavano i Romani, in quella zona molte, piuttosto che soccombere alle incursioni, preferivano sgozzarsi da sole, lasciando corpi inermi alle voglie dei centurioni.
    
    Le sue ferite erano guarite, quanto tempo era passato? Una settimana, un mese, non sapeva darsi risposta e per tutto il tempo era stato usato per fare sesso, dormiva e mangiava, era lo schiavo più fortunato del mondo, se solo avesse potuto capire cosa davvero stava accadendo.
    
    Le mani arrivarono, ormai le conosceva benissimo ma questa volta portarono un olio profumato, lo unsero ovunque era favoloso abbandonarsi a quelle carezze, l'odore era forte e intenso, dava alla testa.
    
    Sentirsi scivolare addosso quelle due mani lunghe, sentirle calde sul suo corpo, sfiorare il pene e lavorarlo fino a farlo scoppiare di voglia, così unto tutto divenne più fluido, scivoloso.
    
    Finito di godere e lasciato solo si accorse che l’olio era arrivato alle mani, strano che non si fosse accorta di averne messo così tanto proprio lì, sulle braccia. Sicuro di non aver nessuno vicino, sforzandosi fino a scarnificarsi riuscì a liberarsi dai ferri. La prima cosa che fece fu togliersi la benda e guardare.
    
    Giunone !! Che meraviglia! La luce per fortuna era flebile e non ebbe problemi. Era in una casupola piccola di pietra, una stanza dove a parte lui, un giaciglio e un braciere non c’era altro.
    
    Una porta.
    
    Riuscì a liberarsi i piedi e faticosamente ...
    ... raggiunse la soglia e si mise in ascolto per capire cosa poteva esserci fuori di lì. Poi un tocco. Si appiattì dietro aspettando l’entrata del visitatore munito di una corda, pronto ad uccidere.
    
    Una pertica di donna entrò con una coperta in mano, i capelli erano corti e ricci.
    
    Chiuse la porta e le saltò addosso bloccandole subito qualsiasi suono con una mano sulla bocca.
    
    Irrigidita si girò a guardarlo. I suoi occhi scuri erano calmi e fieri.
    
    Qualche parola straniera l’aveva imparata. “Perché sono qui?” …”Perche?”. Lei gli prese la mano e dolcemente la staccò dal viso rimasto sporco del suo sangue.
    
    Si guardavano. Lui era stregato, provava una fiducia disarmante.
    
    Lei. Era lei. La sua donna. Il suo odore, lo riconobbe. La sua mano.
    
    Gli si gelò il sangue nelle vene.
    
    Era sua. La sentiva sua.
    
    Non l’aveva mai vista, ne toccata eppure sapeva che era lei.
    
    Lei non proferì parola ma gli prese una mano e la spostò sul suo ventre e sorrise.
    
    Poi in un latino decente parlò: “Sono Elke, figlia di un capo tribù e dovevo andare in sposa ad Harigast dei Cimbri, ma al di là delle colline, prima che arrivassi qua, ti ho visto e mi sei piaciuto”.
    
    Era stata in avanscoperta...“Ma come hai fatto, sono stato catturato dai vostri uomini?”
    
    Gli raccontò di come era stato fatto passare per morto con l’uso di erbe e di come era stato portato via da lei e da sua sorella e messo in salvo lontano da tutti.
    
    La guardò bene e vide che era una combattente, armata di ascia ...