1. 02-arrivo nel nuovo cantiere


    Data: 06/05/2020, Categorie: Sesso di Gruppo Autore: pierpatty6151

    Il cantiere, che gestivo al Sud dell’Italia, è finito da alcune settimane. Finalmente la consegna ufficiale e da domani solo riposo per settimane dell’ultimo sole di questa calda e umida estate; che purtroppo tristemente se ne va, salutando chi malinconicamente rientra nelle trafficate e nervose città. Anch’io, al mio rientro, dovrò iniziare l’anno lavorativo. Un mio collega aspetta con impazienza il mio rientro, per correre in pensione. Mi recherò in un cantiere di una cittadina del Nord/Ovest, a qualche centinaio di Km da casa mia. Almeno per questo “giro” niente viaggi in treno (leggi “treno notte”), solo macchina e autostrada.
    
    Finite le ferie! Torno a casa! Sostituisco nelle valige i costumi con i maglioni! Che tristezza!
    
    E’ arrivato il gran giorno. Stamane mi ritrovo nella mia macchina, avvolto dalla musica e dagli annunci di Isoradio, penso malinconicamente quanto siano veloci le ferie; Che l’orologio corra di più in ferie? Mah!
    
    Sto guidando da un paio d’ore in mezzo ad una fastidiosa e fredda pioggerellina, accompagnata da un’antipatica nebbiolina. Sorpasso a raffica Tir gran produttori di spruzzi di acqua sporca. Difficile orientarsi. Solo il fido navigatore mi sta dirigendo con sicurezza alla mia nuova destinazione per i prossimi due anni.
    
    Finalmente il cantiere che sorge grigio e silenzioso al centro della città, nel retro di case basse di mattoni a vista inzuppati di fredda nebbia.
    
    Entro in un piazzale fangoso. Posteggio vicino alla baracca-ufficio. ...
    ... Sotto la sgocciolante tettoia, spunta il collega, futuro pensionato, che tutto inzuppato si sbracia invitandomi a entrare velocemente.
    
    Guardo in giro che tristezza sto cantiere fangoso, nebbioso, freddo. Reprimendo l’istinto di scappare, corro verso il mio futuro ufficio di cantiere. Stretta di mano con diplomatici sorrisi e frasi della serie “come va?" ” Fatto buon viaggio?” Ma, non vede che tutto è fradicio; è freddo; è inospitale. Entrando nella baracca scopro quanto l’ambiente sia triste. Al centro troneggia il ripiano riunioni, realizzato artigianalmente dai carpentieri con le caratteristiche tavole gialle di cantiere, è pieno zeppo di faldoni, disegni. Messi lì in bell’ordine, tutti pronti per me. Un vecchio e impolverato PC fa bella mostra su una spoglia e scricchiolante scrivania; che si rannicchia nell’angolo più distante della baracca. Nell’angolo opposto un vecchio e scrostato calorifero a olio, tenta, invano, di scaldare e asciugare l’ambiente.
    
    Coraggio! Ci arrampichiamo su gangherati sgabelli. E lì scomodamente appollaiato sono informato della situazione del cantiere. Con il supporto di documenti, diagrammi, disegni che velocemente mi passano sotto il naso; aprendosi e richiudendosi, come se
    
    avessero vita propria; delle varie situazioni: programmi, ritardi, costi e personale. A dire il vero ciò che capisco e percepisco è solo che il mio collega, è già mentalmente in pensione e un po’ lo invidio.
    
    Dopo un paio d’ore d’informazioni, di dati, di disegni ...
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