1. Genova-palermo - un pezzo di vita, tutto cominciò da quella traversata.


    Data: 09/05/2020, Categorie: Sesso di Gruppo Autore: ilmassaggiatore1

    GENOVA-PALERMO - Un pezzo di vita, tutto cominciò da quella traversata.
    
    Imbarcato e preso possesso della cabina, si erano fatte le 20:00, mi avviai subito verso la sala ristorante prima che arrivasse il grosso dei passeggeri.
    
    Mi accomodai su un tavolo laterale con le spalle alla finestra, in modo da avere sott'occhio tutta la sala.
    
    Arrivò la ragazza a prendere la comande, ordinai cocktail di gamberi e per secondo un insalata di polpo, acqua naturale. Mi ringraziò con un sorriso e se ne andò. Mentre la seguivo con lo sguardo valutandole il culo, arrivò una coppia, a mio vedere, molto eterogenea.
    
    Lei, sui 40/45, alta sul metro e 70, con un paio di adidas fucsia, fasciata in un paio di jeans elasticizzati che le modellavano le coscie ben tornite ed un culo che rasentava la perfezione, pancia piatta da sedicenne, sopra una polo, coordinata con le scarpe fucsia.
    
    Da come le ballonzolava il seno, ad ogni passo, minimo una quarta, intuii che sotto la polo fosse senza reggiseno, capelli lisci meschati, alle spalle.
    
    Lui con minimo una decina di anni in più ed una decina di centimetri in meno, in sandali e bermuda, con camicione paramilitare a maniche rimboccate, capelli lunghi, più sul bianco che sul brizzolato, con marsupio da turista, sotto la pancia.
    
    Battibeccarono un po' su dove sedersi: “Quì sì, la no, un po' più quà, un po' più là, qui c'è lo spiffero del condizionatore, là c'è il corridoio...”. Alla fine spazientita e risoluta decise lei, per il tavolo di ...
    ... fronte il mio. Lui di spalle e lei di fronte a me, con il testone di lui ad oscurarmi la visuale.
    
    Mi stavo chiedendo cosa potesse accomunarli, quando arrivò la ragazza con il mio cocktail di gamberi, me lo servì sempre sorridendo e passò con i menù al loro tavolo.
    
    Lei, seppi dopo, dai loro dialoghi, chiamarsi Valeria, non lo prese neanche, si scosto leggermente con la sedia sul suo lato destro, allungò il collo, sbirciò sul mio tavolo, mi fissò con i suoi occhi azzurro cielo, mi sparò un sorriso che a momenti si alza pure il tavolo con l'erezione procuratami ed ordinò anche lei cocktail di gamberi.
    
    “Per secondo signora?”, “Lo stesso del signore di fronte, mi sembra il tipo di cui potersi fidare” e mi risorrise. Lui, Arturo, nel frattempo si era ripassato due volte il menù e cadde su una caprese.
    
    Nel frattempo, io non avevo la sedia, ero su una panca imbottita che correva lungo tutta la parete, scivolai gradualmente alla mia sinistra, , in modo di avere la visuale libera su più di metà del suo corpo. Cominciava ad intrigarmi.
    
    Cominciai, lentamente a cenare, cercando di non farmi notare ogni tanto sbirciavo nella sua direzione ed ogni volta incrociavo il suo sguardo su di me.
    
    Ero arrivato a metà del mio cocktail di gamberi che tornò la ragazza e servì anche loro. Pensai, “forse adesso riesco a studiarmela senza dare troppo nell'occhio”, non fù così.
    
    Non mi toglieva gli occhi di dosso neanche mentre cenava, al che misi da parte le remore e cominciai a fissarla ...
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