1. Genova-palermo - un pezzo di vita, tutto cominciò da quella traversata.


    Data: 09/05/2020, Categorie: Sesso di Gruppo Autore: ilmassaggiatore1

    ... anche io.
    
    Ogni tanto mi sorrideva, le fissai volutamente le tette, mi accorsi che non aveva più i capezzoli, al loro posto erano spuntate due nocciole tanto era grossi e premevano sulla polo. Lei se ne accorse, mi sorrise e mi fece spallucce, dopo si passò la lingua due volte sul labbro superiore pulendolo dalla salsa rosa.
    
    Il pitone tra le gambe era già in agitazione.
    
    Rivolta a lui: ”Arturino, dopo cena porti tu il piccino a fare una passegiata sul ponte”, non era una domanda, era un ordine, “Io vi aspetto nelle poltrone del bar” e mi rifissò dritto negli occhi. Per un attimo mi raffreddai pensando, “se c'è anche un piccolino, la vedo dura”, però, perchè mi faceva sapere che l'avrei trovata al bar? Non capivo. “Si Valeria, vado io amore, riposati pure”
    
    Nonostante la mia lentezza, finii di cenare prima, mi alzai e sempre con gli occhi uno nell'altra accennai un inchino. “Arturino ho proprio fatto bene a fidarmi di quel signore, l'insalata di polpo è squisita”, raccolsi la mia copia della comande e mi diressi alla cassa, da qui notai che ancora mi stava fissando.
    
    Decisi che doveva essere mia, anche se il pensiero del “piccolino” mi preoccupava non poco, una doccia mi avrebbe fatto solo bene e mi diressi alla mia cabina.
    
    Quando tornai giù erano quasi le 22:00, entrando nel salone bar, la vidi subito seduta su un divanetto d'angolo, anche lei si era cambiata, aveva sandaletto mezzo tacco, una gonna di jeans sopra al ginocchio, ed una camicetta raso/seta, ...
    ... insomma lucida, sempre senza reggiseno. Appena mi vide lasciò la giacchetta jeans sul tavolo e si incamminò verso la fila alla cassa, sculettando e con le tette ballonzolanti, passò davanti due camionisti che stavano sbavando, seduti nel tavolo opposto. Mi precipitai anche io verso la fila della cassa per starle subito dietro, tenevo una mano in tasca per contenere l'erezione mostruosa in atto, avevo il cazzo a non più di tre centimetri da quel culo e speravo che qualcuno dietro in fila mi spintonasse. Ero assorto in questo pensiero quando un ragazzo davanti a lei, gentilmente le propose di passare avanti, rifiutò, il ragazzo insistette e lei accettò.
    
    Ordinò, pagò, prese lo scontrino e si diresse al banco, lanciandomi il solito sorriso rizzaminchia. Arrivato di fronte la cassiera, truccatissima e carica di bijoutterie varie, sporgendomi vero di lei le strizzai l'occhio e... “Lo stesso della signora di prima”, accennò una smorfia, “Granatina di caffè”, “Ecco quella...” replicai.
    
    Pagai e mentre ritiravo il resto questa si sporse in avanti e sottovoce strizzandomi l'occhio: “Bel paraculo, se ti manda in bianco, smonto alle 23:30”. Sorrisi, ricambiai l'occhiolino e mi diressi al bancone.
    
    Giuntovi, allungai lo scontrino al banconista, poggiai il gomito al banco, attaccato al suo, subito attaccai anche la spalla, “Piacere Valeria, io sono Paolo”, le sorrisi, distolsi lo sguardo dal suo e lo feci scivolare in mezzo alle tette sin dove era sbottonata la camicia. Poggiò il ...
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