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Annalisa
Data: 23/05/2020, Categorie: Etero Autore: Ippolito
La conobbi in modo assolutamente inusuale. Un automobilista mezzo sbronzo mi aveva mandato in Ospedale con una gamba rotta. Il posto era vecchio, inadatto a qualsiasi tipo di cure, squallido e deprimente. Nei suoi anni giovani era stato una Colonia per bambini, per poi acquisire nuova dignità: quella di un luogo dove si aggiustano le ossa rotte. Solo che se uno nasce �Colonia� non può trasformarsi in Ospedale dall�oggi al domani. E sto parlando di tempi nei quali non c�erano molti soldi da destinare alla Chirurgia estetica, nemmeno se si trattasse di rimettere i connotati a posto ad un fabbricato. Per cui, in quel posto, qualsiasi tipo di comodità latitava mentre abbondava la sofferenza gratuita, quella derivante della mancanza di strutture, di cure e di assistenza adeguate. Trascorsi i primi due giorni con la gamba rotta che mi faceva un male d�inferno e le palle a circa due metri sotto il livello del suolo. Poi accadde qualcosa di nuovo. Ed anche di imprevedibile, tutto sommato. Mi svegliai, una mattina, da un sonno difficile e tormentato. Aspettavo che arrivasse il solito portantino scortese e rozzo. Uno che tuttavia riusciva a darmi un�illusione di sollievo, aiutandomi a lavarmi ed a farmi la barba. Ed invece comparve una ragazza. Mi si rivolse con una gentilezza sconosciuta, fino a quel momento. E con un sorriso che esprimeva molto più calore di quanto potessi aspettarmi in un ambiente come quello. Pochi minuti più tardi, la schiena sollevata, un buon profumo di pulito ...
... addosso, i capelli finalmente pettinati, riuscii a sapere che quella ragazza, che ormai aveva per me le fattezze di un angelo, si chiamava Annalisa. Non rifiutò quattro chiacchiere, malgrado qualche rischio derivante da quella sosta prolungata, che si sarebbe potuto manifestare per la sua dipendenza da medici burocrati, baroni presuntuosi e supponenti; gente che con l�arte d�Ippocrate aveva ben poco a che fare, per la quale il contatto umano contava quanto il due di picche. Era un�allieva infermiera, Annalisa, una appena un gradino più sopra dell�ultimo livello della scala professionale. E però era in grado di dare lezioni ai suoi insegnanti. Era brava anche tecnicamente, ma ciò che la faceva emergere prepotentemente dal grigiore di un lavoro fatto, da troppi, senza amore, era proprio l�amore, quello che lei poneva in ogni attimo trascorso vicino al paziente. Non era bella, Annalisa, tutt�altro. Il viso appariva irregolare, le gambe non lunghe, il sedere un po� basso. Ed anche le tette non erano un granchè. Però le sue mani erano delicatissime quando dovevano curare, estremamente dure e decise, se si trattava di massaggiare un paziente. E tuttavia, i massaggi di Annalisa ti ridavano vita e vigore, ogni volta. Aveva una cosa stupenda: un sorriso incantevole, aperto, amichevole, sincero. E chi non sa quanto sia importante il sorriso di una donna, soprattutto quando stai annegando in un mare di dolore, può anche smettere di leggere ed andarsene in vacanza in un bordello turco. Le ...