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Annalisa
Data: 23/05/2020, Categorie: Etero Autore: Ippolito
... in un abbraccio e due baci schioccati reciprocamente sulle guance. Da quel momento in poi, accettato senza indugi dall�assemblea delle femmine gracidanti (ma a modo loro serissime ed estremamente determinate e capaci) l�intervista decollò, si sviluppò, si compì nel migliore dei modi. Andai anche in giro per buona parte dell�Ospedale, per raccogliere immagini a corredo dei vari interventi. Prima di andarmene, scambiai due parole con Annalisa. Ricordi piacevoli, per quanto possa sembrare strano. Racconti su ciò che era accaduto ad ambedue durante quei diciotto-venti mesi. Così, di sfuggita, come accade quando ci si rivede dopo un bel po� di tempo, tra persone che si trovano simpatiche l�un l�altra. Ed alla fine, quando stavamo andando via, il fatidico scambio di numeri telefonici, più un�abitudine che altro. E l�impegno consueto, più o meno convinto, di rincontrarci, una volta o l�altra. Passarono un paio di settimane incasinatissime, almeno per me, tirato tra lavoro principale, televisione, radio, varie ed eventuali. Ed anche, devo dire, un bel po� di incontri, di quelli che si possono definire eufemisticamente, affettuosi. La gamba ancora molto debole non mi frenava nemmeno un poco. Avevo ricominciato a pascolare alternativamente un gran tronco di femmina bionda e ventiquattrenne; una bambolina dall�aspetto dolcissimo ma dai contenuti incandescenti che mi procurava grandi sensi di colpa perché era la ragazza di un amico carissimo, anche se parecchio più giovane di me; una ...
... Signora, moglie di un Ufficiale di Marina, che era venuta da me per vendermi un�enciclopedia e che, la terza volta che era ritornata per chiudere un contratto mai sottoscritto mi si era scaraventata letteralmente addosso, mentre ero in piedi, nel mio Ufficio, attorcigliandomi le gambe attorno alla vita, che nemmeno un�anaconda femmina in love; e, last but not least la mia �legittima�, che in quel consesso di semidee faceva pur sempre la sua porca figura, come diceva un mio amico. Eppure � lo percepivo nei brevissimi periodi, soprattutto notturni, durante i quali riuscivo a connettere in maniera più o meno accettabile � mi rendevo conto che quel sorriso era lì, presente nel mio subconscio, motivo di turbamenti neanche del tutto comprensibili. Perché, per dirla tutta, Annalisa, quanto ad aspetto fisico, non aveva alcuna possibilità di competere con le quattro straordinarie fighe con le quali giocavo ogni giorno che Dio mandava in terra, a volte in singolo, a volte in successione. Di solito, due al massimo, ma c�era stato un giorno in cui avevo dovuto esprimermi in tre esibizioni nel giro di circa sette ore intensissime. Ed ancora oggi mi chiedo come cavolo facessi. Comunque, il sorriso di Annalisa mi perseguitava. E così, un pomeriggio, verso le sette, decisi di chiamarla giusto (ehm!) per sentire come stava. Stavo finendo di abbozzare una lettera, quando il telefono squillò. Con una incredibile coincidenza Annalisa aveva pensato bene di chiamarmi a sua volta e per lo stesso ...