1. Annalisa


    Data: 23/05/2020, Categorie: Etero Autore: Ippolito

    ... mie notti erano difficili, per il dolore e per i pensieri. Ma quando sorgeva il sole, la mattina, la sola vista di quel sorriso, il tocco di quelle mani mi riconciliavano con la vita. Poi da quell�Ospedale andai via, in condizioni peggiori di quelle di partenza, se possibile. Ci ritornai ancora tre volte, sempre per uscirne con una nuova delusione, con l�ingigantirsi costante della preoccupazione per un avvenire che appariva sempre più incerto. E lei, Annalisa, non c�era più. Mi dissero che si era diplomata e che ora era stata assegnata ad un altro Reparto, in un Ospedale diverso. Poi, in un altro luogo, un grande Medico mi tirò fuori dai guai, anche se il pessimo trattamento precedente mi aveva lasciato alcune conseguenze irrimediabili. Ma sia pure con l�aiuto di una stampella, che accompagnò la mia vita per l�anno e mezzo successivo, ricominciai a camminare. Ed a vivere. Ciò che mi era stato negato per due lunghi anni. Mi ributtai a capofitto nel lavoro e ricominciai a coltivare i miei hobbies. Me ne cercai anche alcuni nuovi. Avevo sempre avuto una passionaccia per il giornalismo: chiesi di poter collaborare con una radio privata. E quando il Titolare mise in piedi una tv locale � la seconda, nel luogo dove abito � il passaggio alla nuova attività apparve a me ed a tutti come un fatto assolutamente naturale. Facevo lo speaker dei TG, ed anche l�opinionista. Ad un certo punto mi scoprii anche un po� anchorman, con buoni ascolti, devo dire. Un giorno dovetti occuparmi di ...
    ... una grave situazione di sciopero nel Settore Ospedaliero. Chiesi di poter realizzare un�intervista col Personale che aveva occupato larga parte delle Strutture Ospedaliere. E così, seguito dal mio fido cameraman, dopo aver controllato bene i microfoni, i cavetti, le prese e tutte le altre trappole di cui è costellata la giornata di un reporter, andai a caccia di immagini e di parole. Quando entrai nella Sala Riunioni, ci fu un attimo di silenzio, durante il quale piano piano tutti gli occhi ruotarono verso di me. Il cameraman, ventenne, cominciò a catalogare le trenta ragazze potabili che ci trovavamo davanti. Faceva di tutto per mantenere un atteggiamento professionale, ma era chiaro che era sicuro di trovarsi di fronte ad un bel frutteto da, come dire, spogliare, un frutto alla volta. Tutti, i frutti, possibilmente. Io, al contrario, lottavo come un leone contro la mia naturale timidezza, il più grande ostacolo, per me, sulla strada del giornalismo televisivo militante. Mi sembrava di essere davanti ad una Giuria impietosa, tutta al femminile. E mi sentivo ad un passo dal soccombere e dal fare una figura da peracottaro, come dicono al mio Paesello d�origine. Poi si aprì una porta ed entrò un sorriso. Quel sorriso. Mi venne incontro, con tutta Annalisa attaccata dietro. Nemmeno per un attimo, usammo il �lei� che aveva contraddistinto i nostri rapporti ospedalieri. Una stretta di mano ed un �Ciao!� reciproco, che dimostravano il piacere dell�incontro, si trasformò in un attimo ...