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Annalisa
Data: 23/05/2020, Categorie: Etero Autore: Ippolito
... (ehm!) motivo. Inutile raccontare la dimensione del cumulo di banalità divertenti che ci scambiammo. Poi, quando stavamo per lasciarci, io pensai che valeva la pena di tentare un approccio più tangibile: �Che ne dici se andiamo a prendere un caffè insieme, una di queste sere?� �Siiiii, mi piacerebbe un sacco. Anzi, perché non te ne vieni a casa mia, magari verso le tre, domani pomeriggio? Il caffè te lo offro io, lo faccio buonissimo!� Beh, secondo voi iperscop (super scopatori, è ovvio!), una cosa così, cosa voleva dire? Come? Ah si, certo, significava che avrei potuto assaggiare un caffè davvero ben fatto�. Alle tre spaccate dell�indomani, suonai a casa di Annalisa, all�attico di un palazzo di sei piani. Qualche tempo dopo avrei capito � io che ero abituato a vivere in un appartamento a piano terra � cosa significhi un ascensore che si rompe. Ma quella prima volta, no. Tutto sembrava andare nel migliore dei modi. La porta si aprì ed Annalisa mi invitò ad entrare. Era vestita con una gonna al polpaccio, una camicetta in nuance ed uno dei suoi bellissimi sorrisi. I piedi, non piccoli, erano rigorosamente nudi. Questo, almeno, era tutto ciò che si vedeva. Scoprii che la sua casa era una bomboniera deliziosa. Cinquanta metri quadri o poco più contenevano un ingressino-soggiorno, un cucinotto, un bagno piccolo ma completo ed una grande stanza da letto. Quest�ultima aveva una parete, verso l�esterno, costituita solo da un� enorme lastra di vetro in due parti, che poteva ...
... scorrere, aprendosi su di un terrazzino. L�arredamento era quasi tutto moderno, salvo che per un bellissimo comò stile ottocento, che si accompagnava senza problemi ad un letto modernissimo a due piazze. Ma la cosa più bella di quella casetta era un ambiente che si raggiungeva salendo una scaletta che portava in un vero e proprio paradiso. In origine era stata una vasta terrazza, ma poi Annalisa l�aveva fatta pavimentare con un bel parquet e l�aveva coperta con una struttura in legno e vetro, lasciando una ventina di metri quadri liberi, a costituire un giardinetto pensile. C�era un altro cucinotto, una tavola ed alcuni divani comodissimi, pieni di guanciali. Luci diffuse, televisore e riproduttore. Dalla parete di vetro si poteva ammirare uno stagno pieno di fenicotteri rosa, durante il giorno. Di notte, lo spettacolo della città, con le sue luci, e la luna che splendeva nel cielo, mozzava letteralmente il fiato. Quel primo giorno, comunque, Annalisa mi fece solo vedere tutta la casa. Poi mi riportò giù e mi offrì un caffè. Durante i pochi minuti che la ragazza impiegò per preparare la caffettiera, ebbi qualche difficoltà di respirazione. Sapevo ormai, con certezza, che quell�incontro si sarebbe evoluto. Che avrebbe perso il carattere di una visita amichevole ed avrebbe dato inizio invece a qualcosa di molto più interessante. Non riuscivo a capirmi del tutto, devo dire: cosa poteva attrarmi, in una donna che non valeva, sul piano fisico, nemmeno un decimo delle donne cui ero ...