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Una domenica in ufficio
Data: 11/06/2020, Categorie: Etero Autore: Alan_Daty_Cim
... davanti alla tastiera mentre, tatticamente, feci finta di lasciarla sola dirigendomi verso il bagno. Non uscii dalla stanza ma, da dietro la porta socchiusa, l’osservai incuriosito. Una luce illuminò il suo sguardo, fisso, imbambolato, ipnotizzato dal pisello artificiale. Timidamente lo prese tra le dita sfiorandolo, poi, più convinta, lo impugnò come per masturbarlo. La scena fu, tutto sommato, eccitante ed incominciai a vedere Marta con occhi diversi, immaginando come fossero i suoi seni e il suo sesso. Entrai silenziosamente dietro di lei appoggiando il mio membro, già barzotto, alla sua spalla e,mentre prendendo il vibratore, le suggerì “…guarda che piu’ duro di così non diventa!...non devi menarlo ma devi usarlo…” . Non tolse gli occhi da quell’oggetto che forse aveva visto solo in fotografia : lo presi e lo portai alla sua bocca sfiorandole le labbra per poi scendere, cercando di aprire la sua camicetta bianca per toccare e vedere il suo seno. Marta, senza perdere d’occhio il giocattolo, si sbottonò mostrandomi un eccitante reggiseno in pizzo. Le portai il vibratore alla bocca, lei apri le labbra leccandolo dolcemente. Lo spinsi con un po’ di forza per farlo entrare . Incominciò a “spompinarlo” lentamente fino a che gli appoggiai il mio “fratellino”, rinchiuso nei pantaloni” alla nuca, per farla fermare. In quel momento, in progressione, da piano a veloce, iniziai a possedere il suo cavo orale come un pistone percorre la sua corsa all’interno di un cilindro. Le infilai ...
... una mano nella maglietta liberando i suoi seni. Come immaginavo erano grossi; ad essere sofisticati…un po’ flaccidi con qualche smagliatura, capezzoli piccoli circondati da una bella aureola prominente. Non resistei a quella visione ed incomincia a succhiarglieli come un neonato affamato si attacca alla propria madre per essere allattato. Levai il vibratore dalla bocca di Marta per mettermelo nella mia: lo succhiai. Il sapore di Marta mi piacque parecchio. Rimisi il fallo nella sua bocca per poi toglierlo ed infilarci la mia lingua. “…ma che stiamo facendo?..” chiese Marta riconquistando, per una frazione di secondo, il controllo su di se. “Pausa anti-stress” risposi staccandomi momentaneamente da lei. Feci scivolare il nostro compagni di giochi lungo il suo corpo, passandolo tra i seni, sopra il monte di venere per insinuarsi tra le sue gambe. Spostandosi in avanti, innarcandosi sulla sedia, la collega, aprì le gambe avvicinando la gonna all’ombelico, mostrandomi un intimo da sballo. Non c’è da obbiettare: Marta si è sempre vestita con gusto, attenzione e capi di marca. Non si levò le mutande, ed io gliele spostai, col vibratore, in modo da poter liberare il suo sesso: mi bastò sfiorare le sue labbra, col prepuzio del toy, per constatare la sua eccitazione nonostante il pelo incolto e mal curato non permettesse “immagini ad alta definizione”. Incominciai a giocare intorno al suo pertugio fino a quando Marta, mi prese la mano e mi guidò dal perineo al suo interno . Dolcemente ...