1. Predatore. O preda


    Data: 20/06/2020, Categorie: Etero Autore: karenin80

    Liberi di non credermi. Avevo 28 anni e quasi nessun interesse nelle donne. Non fraintendete: non sto dicendo non mi piacessero, anzi. A ripensarci, mi rendo conto d'essere stato fin troppo esigente. Anzi, diciamola pure: durante l'università mi comportavo come uno s...o matricolato. Appartenente ad una specie in via d'estinzione (lo studente maschio di medicina, ormai più raro dei delfini del Mekong, specie a Padova), passavo giorni interi in compagnia del gentil sesso. Con molte di loro studiavo allo sfinimento delle meningi dalle 8 del mattino (e spesso anche prima) fino alle 8 di sera (e di solito anche oltre). Due, tre di loro persero la testa per me, e non feci nulla per impedirlo. Come un predatore, presi ciò che mi interessava, senza dar loro nulla. Andammo a letto, due, tre, quattro volte� e fu tutto. Ci lasciavamo regolarmente dopo un mese, al massimo due, quando la �lei� di turno si rendeva conto di non avermi mai sentito dire una sola volta �ti amo�. Non ci riuscivo. Facevamo, ma dovrei dire �facevo� sesso in modo freddo, a dir poco meccanico. Quasi sempre senza nemmeno guardare la �lei� di turno negli occhi. Dico di più: se, al culmine del suo orgasmo, quella arrivava a gridare o comunque a godere, quasi mi dava fastidio. Forse esagero, ma credo di essere stato a due passi dal diventare un individuo pericoloso. Anzi: credo di averlo sfiorato, quel confine. Mi capitò una sera, facendo sesso con Laura (ovviamente, non &egrave il suo nome), una ragazza dai ...
    ... capelli lunghi e neri come l'ala di un corvo, e gambe altrettanto lunghe tornite da anni di atletica leggera. L'avevo presa da dietro, forse con più violenza del solito. La sentivo gemere, ed ogni gemito era come lo scorrere delle dita su una lavagna al punto che ad ogni gemito reagivo spingendo ancora più forte, senza alcun affetto o dolcezza. Vidi le sue braccia abbandonarsi sulle coperte, il suo corpo distendersi in avanti, quasi senza forza, mentre dalle sue labbra usciva un gemito di perduto piacere. La piccola morte, come piace chiamarla ai francesi� non so perché, ma invece di godere con lei lo vissi come un insulto. Spostai le mani dai suoi fianchi: la presi per le natiche, stringendone la carne morbida e vellutata con sgradevole violenza. Tanta forza che lei sembrò risvegliarsi, e gridò � questa volta di dolore. In un altro caso, due anni prima, tutto era finito così (senza dimenticarsi un bello schiaffone, davvero meritato). Questa volta no. Quel dolore non la fece allontanare � anzi, la svegliò. Inarcò la schiena e fu come se percepisse in sé il mio membro per la prima volta. Ansimante, mi chiese di continuare, di non fermarmi. Di afferrarla ancora così, di stringerla. E io lo feci, conficcai con tanta forza le mie mani sulle sue natiche che le lasciai ben più di qualche graffio.�Continua, continua...� mi gridava, forse senza nemmeno rendersi conto di ciò che stava facendo. Lasciai la presa con la destra: facendola scorrere lungo il suo ventre, imperlato di sudore, ne ...
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