1. Sodoma!


    Data: 24/06/2020, Categorie: Etero Autore: Honeymark

    ... piaceva di più era sapere che la guardavo mentre saliva sulla scaletta ripida. Sapeva che vedevo la candela andare di qua e di là, mentre la figa perdeva un sottile filo di fluido vaginale. Sapeva anche che alla fine l’avrei soddisfatta masturbandola e sopito i desideri.
    
    La seconda seduta, dunque, andò bene perché avevo ottenuto la sua collaborazione.
    
    La terza dovetti misurare di nuovo le sue capacità e questo lei lo gradì poco
    
    - Forza, non dura molto, – le dissi. – Ed è importante conoscere l’andamento.
    
    Lo sapeva e non me lo impedì. Inserii il cono di plastica e segnai una nuova tacca. Poi gliela mostrai.
    
    - Vedi? – Dissi. – Posso già passare ai tre centimetri,
    
    - Lì c’è scritto 2 e mezzo…
    
    - Sì, ma significa che posso inserirti quella da tre centimetri.
    
    Non aggiunse altro e si lasciò andare così sui cuscini mettendomi a disposizione le parti più intime e belle di lei. Scartai una candela da tre centimetri, tagliai lo stoppino e lubrificai la punta conica come sempre. Poi mi portai a lei e, dopo aver guardato con sommo piacere il suo buco del culo praticamente invisibile, mi divertii ad allargarlo per la dimensione del cono. Fin lì scivolò dentro senza problemi. Attesi il necessario e poi spinsi dentro la candela da tre centimetri. Feci fatica, anche perché come riflesso condizionato lei stringeva le natiche come per impedirne l’accesso. Ovviamente il resto della candela scivolò dentro con piacevole precisione. Quando si fermò a fine corsa, lei ebbe ...
    ... un piccolo sussulto di piacere, e la sua stessa vulva si mosse e si inumidì, tradendo il piacere che voleva impedirmi di riconoscere.
    
    Diedi i soliti colpetti alla base della candela e mi gustai i suoi sussulti. Secondo me, poteva anche venire, ma aspettai. Preferii fare le solite cose, per obbligare il suo sfintere ad affaticarsi attorno alla candela. Le presi in mano la figa e lei di riflesso strinse la candela. Le pizzicai le natiche e più volte strinse la candela con l’ano. Le diedi due sculacciate che però ottennero il suo rilassamento… Presi nota del particolare e proseguii.
    
    Le legai le mani dietro e la portai in giro per l’appartamento. Il ruolo della schiava piaceva a me, ma non credo che piacesse a lei. Poteva sempre interrompere,ma non sarei più andato avanti. Quando la feci salire sulla scaletta, con le mani legate al collo, lei si sentiva follemente desiderata da me. Ma ne restava lusingata perché la sua sofferenza era giustificata dal piacere che mi ingenerava. Insomma, era dotata di una grande femminilità.
    
    Quando arrivò in cima alla scaletta, ma non del tutto sopra, era a 90 gradi e la fermai così. Presi un’assicella di balsa, il legno leggerissimo per aeromodelli, e le colpii natiche e candela. Lei gemette di terrore e mi pregò di smettere.
    
    - Vuoi sospendere tutto? – Lechiesi.
    
    - No, solo questo…!
    
    - Non è pericoloso.
    
    - Mi terrorizza.
    
    - Scegli. O accetti o te ne vai.
    
    - Rimango, ma smettila. Se vuoi te lo prendo in bocca…!
    
    - Sono ...
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