1. Secrezioni: "sei come un bambino"


    Data: 06/07/2020, Categorie: Etero Autore: renart

    ... universitaria, percepisco con nettezza una punta di depressione che, già lo so, a breve deflagrerà in tutto il suo devastante strascico di paturnie. Cosa farò nel caso probabilissimo che la cassaintegrazione abbia i rubinetti chiusi? Dovrò dirlo a lei - è questo che mi angustia sopra ogni altra cosa, anzi è solo questo ad angustiarmi - e lei comincerà a rompere i coglioni, sacramenterà su come non possa tenermi in carico, che lei si smazza tutto il giorno mentre a me sta benissimo vivere di disoccupazione, che non è con questo spirito fallimentare che si può decollare come coppia e pensare a qualcosa di più grande, che mi manca l’ambizione, che se tenessi un po’ a lei mi darei da fare per darle una vita dignitosa e bla bla bla, fin quando non preparerà le sue cose – non tutte, chiaramente, il grosso lo lascerà come presidio - e se ne andrà sbattendo la porta. Stronza! Tuttavia, decido di rimandare il problema e di trattenere per i capelli ciò che rimane dell'euforia della giornata. Lascio una buona mancia sul tavolino e, mani in tasca, risalgo via Mezzocannone, fischiettando un motivo degli AC/DC, un lievissimo refolo di note distorte immediatamente risucchiato dal traffico della mezza.
    
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    Ci metto 20 minuti buoni ad arrivare a Largo Montecalvario, nel cuore dei Quartieri spagnoli. Arrivato sotto casa scambio un paio di battute con Dudù, il nordafricano che ha la sua bancarella di cianfrusaglie appezzottate accanto al mio portone, notoria attività di copertura per ...
    ... il più redditizio spaccio di stupefacenti di ogni tipo. Sempre senza togliersi dalla bocca la radice di liquirizia, m'informa che gli è arrivata dell'erba speciale e una bianca che ti manda dritto sull'ottovolante. Dice proprio così, ottovolante - rimasuglio morfoiconico della sua precedente vita da factotum al servizio di un giostraio rumeno, abbandonato con una cospicua quota dell'incasso una volta stanziatisi a Ponticelli. Prendo entrambe, sia l'erba che la coca, mollandogli in mano due pezzi prelevati dalla busta gialla, dello stesso colore delle sue iridi sgranate sul mio malloppo. "Hai vinto alla lotteria, fratello?", mi fa ghignando. "Magari, fratello, magari", faccio imboccando il portone e salutandolo dandogli le spalle, con la mano alzata sulla testa.
    
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    Salgo le scale con passo lento e accorto. Il palazzo è come sempre immerso nell'oscurità - eccezion fatta per la piccola corte che riceve un lembo di luce dal ritaglio dei tetti - e non si sa mai cosa ci sia su quelle scale in pietra, annerite dal tempo e da milioni di passi susseguitisi in quasi 500 anni. Abito all'ultimo piano, in una mansarda esposta ad ovest, verso il mare. Un ambiente unico con bagno, diviso da scaffali e librerie per separare la zona giorno dalla camera da letto. Recupero le chiavi ed entro.
    
    Lei è sul divano, davanti la tv. La vestaglia spalancata a mo' di sipario sul corpo nudo e abbronzato omogeneamente abbronzato, va detto per dover di cronaca, privo quindi della dicromica, e pur ...
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