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Secrezioni: "sei come un bambino"
Data: 06/07/2020, Categorie: Etero Autore: renart
... dietro una scrivania sovraccarica di faldoni e fogli sciolti, senza alzare gli occhi da una mazzetta di fatture. "Nemmeno io", gli rispondo a tono lasciandomi cadere su una poltroncina similpelle e accavallando sfacciatamente le gambe su un faldone zeppo di carte e dalla copertina di cartoncino grigio scrostato dal sole. "Cazzo stai facendo, guagliò", mi abbaia contro con rabbia, schizzando saliva ovunque. Quell'uomo è furioso e confesso che m'intimorisce parecchio, ma mi fingo calmo e scostante. Recupero una sigaretta dal taschino, prendo un fiammifero da una scatola che è lì sulla scrivania, lo sfrego sulla minerva e accendo. Poi, gettando il fumo verso il soffitto, chiedo: "Voleva vedermi, capo?" "Continua, continua pure con questo atteggiamento da coglione fatto", comincia lui di colpo rabbonitosi, "tanto, se Dio vuole, questa è l'ultima volta che vedo quella tua grandissima testa di cazzo!", e prende a rovistare tra i fogli che ha davanti. "Puoi dirlo forte!", ribatto con una ghigna sardonica che lo manda su tutte le furie. "Che vuoi dire, animale?", ringhia sputazzando. "Nulla, solo confermare che ho una gran bella testa di cazzo!", e sbuffo il fumo nella sua direzione. Deglutisce amaro, ma subito si ricompone e mi porge una busta gialla e un po' sgualcita. "Cos'è?" "Lo stipendio di questo mese, con un po’ di anticipo. Adesso te ne vai in ferie, poi ti scatta la cassa integrazione e te ne vai affanculo una volta per tutte", dice ...
... in tono serio e di colpo professionale, "Non posso licenziarti, altrimenti mi romperesti il cazzo con quei tuoi stronzissimi amici comunisti, buoni solo a garantire il lavoro a quelli come te, ma puoi stare certo che questa è l’ultima volta che guardo la tua faccia", e rinfodera lo sguardo in occhialini rossi da presbite ripuntandoli sui suoi conti. Dò una sbirciata nella busta. Lo stipendio c’è tutto, lo stronzo si è cautelato. Tiro le zampe giù dalla scrivania, mi alzo in piedi. Lo guardo dall'alto per un po'. "Ehi, capo", dico. "Stai ancora qui? Che cazzo vuoi?" "Be', volevo salutarLa", e gli tendo la destra. Lui fa un gesto di disprezzo, allora giro sui tacchi e mi avvio verso la porta. "Ah", dico voltandomi, "se questa è la paga, tenetemi sempre presente quando vi occorre", e, strettomi in mano la sporgenza dei calzoni, gli mostro oscenamente la patta gonfia. "VAI A FARE IN CULO, STRONZO!", mi urla tirandomi dietro un posacenere di marmo che, se mi avesse colpito, mi avrebbe mandato al Creatore per direttissima. Fortunatamente va a fracassare un ritratto di una vecchia appeso alla parete, un mezzo metro dal mio orecchio sinistro. Esco ridendo fragorosamente, mentre il bastardo recupera tra i vetri la vecchia foto, piagnucolando "mammà, mammà... è stato per colpa e chillstrunzemmerd!" * La gag consumatasi in Direzione mi ha messo di buonumore, nonostante il licenziamento, ma adesso, alla terza Corona, seduto al tavolino di un bar nella zona ...