1. Secrezioni: "sei come un bambino"


    Data: 06/07/2020, Categorie: Etero Autore: renart

    Quando quel pusillanime di Alfonso, con una ghigna maligna e soddisfatta - che, per quanto possibile, gli deformava il volto già deturpato in partenza dal sadismo della natura, dalla quale aveva beffardamente ricevuto in dono una fisionomia tutta bozzi e infossature, molto prossima a una maschera di cera calpestata da un'orda di barbari in festa al carnevale di Venezia - e col suo tono stridulo, arrochito dalle Camel di contrabbando, mi ha comunicato che ero desiderato - e qui non è riuscito a trattenere, sulla terza sillaba, un raschio che nelle intenzioni voleva essere un risolino, ma che di fatto sembrava il verso di un gatto malconcio vittima di un attacco d'enfisema polmonare - in Direzione, ho subito intuito che non era certo per un avanzamento di carriera. Perplesso, mollo lo scatolo pieno a metà di ceramiche di Capodimonte, incellofanate e incartate in fogli di plastica trasparenti tenuti stretti per gli orli da un filo di rafia, mi tiro su e seguo il capo-reparto verso le scale. Mentre tallono la figura claudicante che mi oscilla davanti, tipo un orso tozzo e zoppo che ha ancora voglia di ballare il tip-tap davanti un pubblico di terza categoria, vaglio velocemente le ipotesi di quella convocazione. Sono entrato sempre in orario, ho rispettato tutti i turni, senza battere ciglio ho lasciato che lo straordinario richiesto non risultasse nella mia busta paga, non mi sono intrattenuto con i delegati del sindacato né firmato petizioni di alcun genere, insomma sono ...
    ... stato manodopera sfruttata silenziosa e obbediente, quindi il motivo può essere solo uno e riconducibile proprio a quella sottospecie di urside che mi precede e che ogni due passi raschia muco dai recessi putridi dell'esofago, lo amalgama per bene schiacciandolo sotto al palato e, usando la lingua come toppa di una fionda, sparacchia il bolo verdastro sulla sua spalla destra, centrando tutto ciò a cui mira, come il più lercio dei lama da circo. Eppure, una verruca di dubbio mi rimane, non fosse altro perché la storia risale ad un paio di mesi fa. Perché verrebbe fuori soltanto adesso? Sono troppo pessimista, penso, sicuramente si tratterà di altro. Ma la speranza evapora a pochi passi dalla porta di ferro della Direzione.
    
    "Ci vediamo, bello", mi fa quella merda di Alfonso, abbozzando quello che dovrebbe essere un sorriso, ma che gli squarcia la faccia come un baratro apertosi nel centro di Pompei, scoprendo resti gialli e melmosi, vestigia di un'antica dentatura. "Così la prossima volta impari a tenerti il cazzo nelle mutande", aggiunge e, accennato un mezzo inchino, mi lascia davanti alla porta, basito e con una rabbia che sento montare acida dal profondo delle viscere. Bruttofigliodiputtana, gli sibilo dietro con odio. Dunque, non ci sono dubbi. Il motivo della mia convocazione - e del conseguente licenziamento, su questo proprio non ci piove - è quella storia lì, vecchia di mesi, quando ancora lei non era tornata a casa ed io ingannavo l'attesa sollazzandomi con Gina ...
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