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In volo
Data: 19/07/2020, Categorie: Etero Autore: 1948
... Tornare nel mio nido, aprire la porta e riassaporare i soliti profumi, gli odori delle mie cose, ascoltare la mia musica, addormentarmi sul mio divano e svegliarmi con stereo acceso ma ormai muto. Già mi vedevo nella mia piccola cucina a mangiare un buon piatto di pasta e leggere i giornali accatastati nei giorni di assenza, camminando a piedi nudi e prendendomi cura delle piante sul terrazzo.Invece nulla. Mi dissi “Pazienza!”Così restai un altro giorno in compagnia dei miei pensieri, della solitudine e della delusione.Mi fu offerto un posto su un volo dell’indomani alle 06.15 del mattino.Quando ho detto che mi sembrava un po’ prestino per una donna che a quell’ora sarebbe dovuta essere a casa sua mi è risposto che non c’era altro modo di farmi passare il mare e mi hanno guardato con aria ironica e di compatimento come se pretendessi di andare sulla Luna. In quei momenti devo aver fatto la figura dell’isterica.Stavo per andare via quando un ragazzo della mia stesa azienda ma mai visto prima si presenta per dirmi che l’amministratore delegato della società di gestione dell’aeroporto mi invitava a cena. Arrabbiata com’ero ho rifiutato. Ero stanca e stufa ed ho preferito andare a dormire, vista la sveglia di prima mattutina che mi attendeva.In realtà non ero stanca affatto, così il suono della sveglia all’alba mi ha fatto sobbalzare. Non mi ero resa conto che mi ero addormentata tardissimo e che dopo poche ore era già ora di svegliarsi.Mi disi “Dormirò a bordo”Quindi doccia ...
... veloce, quasi fredda, per ritemprarmi dal caldo di questo posto pensando che così mi avrebbe aiutato a svegliarmi.Alle 5.20 check in e poi ho pensato che almeno qualcuno dei miei colleghi si sarebbe fatto vivo per scambiare due parole prima dell’imbarco.Dal giorno prima il mio umore non era migliorato.La sala imbarchi a quell’ora è deserta ma non piacendomi far aspettare e, nel timore di essere in ritardo, sono arrivata in anticipo. Cammino su e giù guardando fuori dalle vetrate vedendo che gli operatori aeroportuali sono in attività. Gente che corre, che cammina, che si muove in auto, furgoni e trattori con i caratteristici carrellini dei bagagli attraversano il piazzale, che saluta qualcuno cha passa. In lontananza la manica a vento che indica la direzione di provenienza del vento caldo.Nel silenzio della sala d’attesa sento dei passi, mi giro e son pronta ad essere antipatica e scostante. Il fatto di essere ancora qui e non a casa nel mio letto mi rende odiosa e non fatico molto a riuscirci.Da dietro una chiosco commerciale sbuca un uomo giovane, alto, abbronzato, con due occhi scuri e profondi, barba appena accennata ed un sorriso rassicurante. Si avvicina e si qualifica come un impiegato amministrativo. Non lo conoscevo e mi spiega che è lì di turno di sorveglianza. Mi parla ma sono talmente scocciata che lo ascolto con distacco. Mi rendo solo conto che ad un tratto con il suo tesserino magnetico apre le porte di accesso al piazzale e mi chiede se lo voglio seguire fino ...