1. Villaggiodi houer capitolo 2


    Data: 04/08/2020, Categorie: Gay / Bisex Autore: prossi

    ... che circa mezzora prima del tramonto si udisse un andirivieni inconsueto della nostra signora madre tra la cucina e lo studio. Noi fratelli a quell’ora stavamo nel soggiorno a fare i compiti. Al solo udire quei passi lungo il corridoio, un brivido mi percorreva la schiena e, allora, volgevo di scatto lo sguardo verso mio fratello e se il suo volto era scuro c’era da giurarci che da lì a poco la porta si sarebbe aperta e dall’uscio mia madre avrebbe pronunciato le seguenti parole senza indulgere in sentimentalismi o pietà, anzi, con un sorriso quasi affettuoso: “Joshua, dai, tuo padre ti aspetta.”
    
    Joshua chiudeva i libri, ordinava il suo tavolo di lavoro e, lanciando un sorriso a noi fratelli che lo guardavamo invece tristemente, come se dovesse lui a consolare noi e non viceversa, lasciava il soggiorno. Noi fratelli più piccoli ci guardavamo negli occhi e senza parlare comunicavamo la nostra pena per nostro fratello e ci stringevamo uno accanto agli altri. Quando udivamo la porta dello studio in fondo al corridoio chiudersi, senza far rumore, pieni di pena, uscivamo dal soggiorno e ci fermavamo in corridoio ad ascoltare. Le mie sorelline si stringevano ai miei lati pensando che fossi più forte di loro, ma il mio cuore tremava di paura e di pena.
    
    Ci coprivamo le orecchie per attutire il sibilo della verga e le conseguenti urla di dolore di mio fratello e contavamo perché la decima vergata arrivasse presto. Erano sempre dieci, eppure sembravano sempre tante, ...
    ... infinite.
    
    Dopo la decima vergata, udivamo le parole di mio fratello a voce bagnata dalle lacrime:
    
    “Grazie signor padre”.
    
    Trascorrevano altri quindici minuti nel silenzio più totale. Poi si schiudeva la porta, mio fratello veniva fuori e senza proferir parola, accompagnato solo dalle lacrime che ancora scorrevano dal suo volto arrossato, ci passava a testa bassa e saliva le scale verso la sua stanza. Alla sera, come di consueto, ci sedevamo a tavola solo perché il nostro signor padre ci informasse che a causa di Joshua, per il dolore che il suo comportamento peccaminoso procurava a lui, alla nostra signora madre e a tutta la nostra famiglia, non avremmo mangiato.
    
    Anche quella sera andammo a letto prima del solito, a digiuno a causa dell’ennesima punizione di Joshua. Non eravamo usi mangiare fuori dagli orari consentiti, solo alla mattina a colazione, a pranzo e a cena, e comunque ci saziavamo sempre con molta sobrietà senza alcuna concessione alla gola per cui il salto di un pasto si faceva sentire dolorosamente con crampi allo stomaco e un senso di vuoto incolmabile.
    
    Io e mio fratello dormivamo in una piccola stanza che fu ricavata in mansarda dopo che nacquero le nostre sorelline. Non ci era consentito di leggere a letto o, comunque, di tenere accesa la candela più del necessario, per cui dopo avere indossato i nostri pigiami ci rintanavamo nel poco calore delle coperte bagnate di gelo, ci auguravamo la buonanotte e ci immergevamo nel buio pesto della notte.
    
    Nella ...
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