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Villaggiodi houer capitolo 2
Data: 04/08/2020, Categorie: Gay / Bisex Autore: prossi
... nostra casa si parlava poco, era la casa del Pastore, ma quella sera il silenzio fu scalfito dai rimasugli dei singhiozzi provocati dal pianto di mio fratello. La settimana prima ero stato male e il dottor Mailer mi aveva fatto l’iniezione. Avevo pianto come un disperato e adesso mi chiedevo se non fossi stato troppo esagerato. Il dolore dell’iniezione non poteva essere come il dolore delle vergate. Le vergate, si che dovevano essere molto dolorose, mi dicevo. Nell’udire i singulti di mio fratello, il mio cuore si riempi presto di pena, ma non ebbi il coraggio di rincuorarlo, non era nei nostri usi, non ci era stato insegnato e non avrei neanche saputo come fare, quali parole di consolazione proferirgli. Mi smozzicavo le labbra per la mia incapacità di essere di aiuto, di consolazione mentre dentro a mille coperte tremavo di freddo. Pregai Gesù che non facesse soffrire più Joshua e che non mi facesse mai punire come lui dal signor padre. “Mark!” Udii il mio nome uscire a stento dalla bocca annacquata dalle lacrime di mio fratello e ne rimasi raggelato, ammesso che si potesse raggelare ancor di più di quanto già il gelo di quella notte facesse per conto suo. “Mark!” Sciacquai la bocca secca con la saliva e deglutii più volte prima di rispondere sottovoce. “Che vuoi?” Non rispose subito, le lacrime e i singhiozzi, gli impedivano di parlare. “Vuoi venire da me, nel mio letto?” Ascoltai e tremai. “Lo sai che ci è vietato.” Aspettai una sua ...
... considerazione che venne solo dopo un po’ quando già pensavo che non avrebbe più parlato. “Oggi, il signor padre me le ha date più forti del solito. Sto male, ho bisogno di aiuto.” Rimasi in silenzio per qualche secondo prima di rispondergli: ”Vuoi che chiami la signora madre?” “No, non disturbarla.” “E allora?” Il canto delle cicale interrupe il silenzio della notte e per un po’ anche mio fratello si quietò. Poi però mi chiese: “Mark, tu mi vuoi bene?” Fui turbato dalla domanda. Come poteva dubitare? “Certo che ti voglio bene.” “Tremo tutto, ho tanta paura. Succederà ancora di prenderle.” “Se ti comporti bene, non succederà più.” “Succederà ancora ti dico – rispose e poi a voce tremula come se volesse imbrigliare il pianto - Vieni da me, ho bisogno di essere abbracciato.” “Abbracciato?” “Si.” Rispondevo sempre prendendomi tutto il tempo necessario per riflettere e valutare. “Se il signor padre lo viene a sapere le da pure a me!” “Perché dovrebbe venirlo a sapere, a meno che non glielo dica tu.” “No, io non glielo direi mai – tremai nel dirlo al sol pensiero di prenderle – Non voglio essere punito.” “Allora, vieni!” Mi domandai cosa avesse voluto dire quando mi chiese se gli volessi bene e pensai di avergli risposto con troppa fretta e senza riflettere perché io non sapevo che significasse volere bene se non sentire un vago sentimento di fratellanza, di appartenenza. Se gli avessi voluto bene veramente, pensai, non avrei ...