1. Pareva una santa


    Data: 10/08/2020, Categorie: Etero Autore: 369123

    ... tante grazie per abbellire il mondo, non per nasconderle.
    
    Lei si schermisce, arrossendo:
    
    - Ma dai, dai, Nevio, dici così solo per adularmi, sono vecchia e me lo dice spesso anche mio marito.
    
    - Tuo marito è un cretino e non ti merita, vedi come sono sode le tue tette? - Le dico mentre comincio ad accarezzarle cercando di slacciare i bottoni – Sei troppo rigida, lasciati andare, dalla vita bisogna accettare i momenti belli, quando vengono.
    
    Lei cerca di mandare via la mia mano, ma senza troppa convinzione:
    
    - Ma Nevio, Nevio, che fai, stai fermo, sono una donna sposata, non è giusto…
    
    - Sì, sei sposata, è vero, ma che male fai a tuo marito se mi mostri il seno?
    
    Roberta arrossendo sempre di più non oppone resistenza e lascia che le mie mani le aprano il vestito mettendo in vista un petto abbondante imprigionato da un reggipetto di cotone bianco.
    
    - Cara Roberta, queste tette non meritano di essere nascoste da un reggipetto di questo tipo: lo hai preso a qualche suora di clausura? Con tutti i bei completini che hai in questo negozio ti vai a mettere queste robe antiquate.
    
    Così dicendo le abbasso il reggipetto facendo, finalmente, uscire allo scoperto le tette, una buona quarta ...
    ... misura, areole brune e ampie sormontate da due capezzoli ritti e rigidi come soldatini. Mentre lei non sa come comportarsi e con una mano cerca di coprirsi il seno io scendo a slacciare gli altri bottoni sino ad aprire del tutto il vestito e a mettere in mostra le mutandine bianche di cotone, macchiate all’altezza della fica. Con una mano vi entro spingendo due dita nella fessura, già tutta un lago.
    
    - Roberta, Roberta, il tuo corpo parla per te.
    
    E così dicendo la porto sul bancone di vendita ove lei, dopo essersi tolta le mutande, si distende dicendo:
    
    - Nevio, Nevio, prendimi subito, sto facendo una pazzia, ma è da prima, quando ti ho visto disteso sotto il bruciatore che ti voglio.
    
    Io le rispondo tirando fuori l’uccello, duro già da un bel pezzo, e distendendomi sopra di lei. Una scopata appagante per me, ma soprattutto per lei, repressa da un marito che ad una sana chiavata preferiva guardare una partita alla TV.
    
    Finiamo di scopare che sono ormai le dieci di sera. Sposto il bruciatore sul marciapiede, verrò domani con il mio operaio a caricarlo sul furgone e la saluto con un bacio:
    
    - Arrivederci Roberta, continuiamo domani il lavoro.
    
    - Senz’altro, continuiamo domani.
    
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