1. Un paziente della dottoressa Angela - Fabiana


    Data: 17/08/2020, Categorie: Etero Autore: Angela Kavinsky

    Il mio primo giorno di lavoro sarebbe potuto tranquillamente essere l’ultimo se il mio capo lo fosse venuto a sapere. Fortunatamente, ancora oggi, Fabiana mantiene il segreto. Il mio capo, il signor Rodrigo, è un importante uomo d’affari di San Paolo (Brasile, per tutti coloro non molto bravi in geografia). Un imprenditore edile che, da qualche mese a questa parte, si è trasferito in Italia per affari perché si sa, in Italia non si sta poi così male se si hanno i soldi. Io, dopo quasi dieci anni come tassista, ormai ridotto quasi alla povertà, ho avuto la fortuna qualche giorno fa di ottenere questo lavoro per il signor Rodrigo: sono il suo autista. Ho pensato che in fondo ero stato fortunato: il lavoro mi piaceva, conoscevo la città di Roma meglio di chiunque altro, ed ero abbastanza bravo a guidare! Inoltre, l’auto del signor Rodrigo è una stupenda Range Rover nuova fiammante (un’auto da 130 mila euro, per dire), decisamente gradevole da guidare! Il mio primo giorno, vestito in giacca e cravatta, mi presentai da lui nel suo ufficio. Ci stringemmo la mano, gli parlai molto brevemente del mio precedente lavoro e sorrisi. Lui rispose al mio sorriso, si presentò a fatica (non conosceva ancora molto bene la lingua) e lesse qualcosa su un piccolo biglietto di carta. “Fiumicino… hangar… puoi?”. Presi il bigliettino dalle sue mani. Erano ovviamente le coordinate di qualcuno in arrivo all’aeroporto. “Signora Fabiana!” disse lui. Volli chiedergli di più, ossia chi era questa ...
    ... Fabiana, ma il suo collaboratore, un uomo basso e pelato, mi mise una mano sulla spalla, mi sorrise, e si scusò per il tanto lavoro che li aspettava. Un modo carino per dire “Fuori dal cazzo”. Pazienza, avrei conosciuto questa Fabiana all’aeroporto. Stranamente non vi era tantissimo traffico quel giorno, e arrivai forse con qualche minuto di anticipo. Poi, ricordai che dovevo mostrare all’ingresso un foglio di cartone bianco con la scritta “Fabiana Pereira”, per fare in modo che quella mi notasse. Nel bagagliaio avevo quei fogli di cartone ed il pennarello. “Ehilà!” Al mio fianco, una visione celestiale si palesò. Una donna sui 30 anni, bionda ma dalla ricrescita scura, con lineamenti sensuali, naso non troppo piccolo e leggermente all’insù. La bocca era carnosa ma non troppo, e gli occhi scuri. Le sopracciglia lunghe e sottili. Forse un pochino troppo truccata, ma era comunque bellissima: come se non fosse già abbastanza alta, indossava stivali neri con tacco a spillo, jeans attillati e un cappottino con collo di pelo, che a settembre forse era un po’ esagerato… Ma lei veniva dal Brasile, e là faceva più caldo… “S-salve” dissi un po’ intontito “Fabiana Pereira sono io!”. Le sorrisi, presi dalle sue mani due gigantesche valigie (fortunatamente con le rotelle sotto) e la scortai all’auto. Misi nel baule le valigie (feci una bella fatica), le aprii lo sportello e la feci salire. E ripartii. “Come te chiami?” chiese. “Leonardo… Parla molto bene l’italiano signorina!”. Nel frattempo ...
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