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Un paziente della dottoressa Angela - Fabiana
Data: 17/08/2020, Categorie: Etero Autore: Angela Kavinsky
... stavamo uscendo dall’aeroporto ed immettendoci nella strada principale. “Si ensomma… Diciamo che ho sempre avuto un debole per la Italia. Sai, la moda, eccetera… A proposito, bella macchina! Rodrigo sceglie sempre belle macchine!” “Suo padre è un appassionato? Io lo sono… È davvero una bellissima macchina; è un piacere guidarla!” “come hai detto scusa?” chiese lei col sorriso sulla bocca. “Chiedevo se suo padre…”. Non ebbi tempo di finire che lei scoppiò a ridere. Era ovvio che non era la figlia. “Leonardo ma secondo te quanti anni c’ho io?” “25?” (cercai di fare il galante e dire qualche anno in meno di quello che pensavo). “27, ma grazie. Tu quanti ne hai?” “32”. “E Rodrigo? Secondo te quanti anni ha?” “aehm… è chiaro che ho fatto una gaffe!” “Dai Leonardo, stiamo giocando! Non gli dico niente a Rodrigo; allora?” “Il signor Pereira potrebbe avere sulla sessantina ma non so…”. Cercai di restare basso. E invece… “Ha solo 52 anni… ma hai ragione; sembra molto più vecchio! Meu marito è sempre sembrato più vecchio”. Figura di merda. Avevo scambiato la moglie per la figlia. Chiunque sarebbe cascato nel tranello (lei 27, lui 52 ma ne dimostrava almeno 15 in più). Avrei dovuto semplicemente starmene zitto. “La porto a casa signora?” chiesi. Lei si era stravaccata sul sedile posteriore, senza cintura, fissa sul cellulare. “Nell’ufficio de Rodrigo.” Disse lei distaccata. D’improvviso, notai nello specchietto retrovisore che si stava dimenando. Nel frattempo parlava al cellulare in ...
... tono colloquiale, probabilmente col marito visto che senti dirle “Rodrigo” più di una volta. Non si stava dimenando, si stava levando le scarpe. Si sfilò gli stivali e li appoggiò sotto i sedili, poi distese le gambe, portando i suoi piedi in nylon scuro praticamente appoggiati sul freno a mano. Muoveva le dita dei piedi, e io iniziavo a sentire un olezzo per nulla spiacevole. “Te dispiace?”. “Certo che no” dissi. Con le gambe distese, si tolse sia la giacca di pelo che la camicetta sottostante, rimanendo in canottiera. “Ma chi lo sapeva che c’era questo caldo a Roma! Sembra de stare ancora a Sao Paulo!”. Sorrisi nello specchietto, poi mi fermai ad un semaforo. Un lungo infinito semaforo, in pendenza per lo più. Così, decisi che potevo tranquillamente tirare il freno a mano. invece del freno a mano, però, sentii un piedino morbido e vellutato, un minimo sudato. “Scusi signora!” “scusa me Leonardo! Adesso li sposto”. Alzò le gambe e li appoggiò in alto, sul sedile del passeggero, accanto alla testiera. In quella posizione, se mi fossi girato anche solo di pochi gradi, avrei avuto una straordinaria visuale della sua bella pianta in nylon nero. Iniziai a sudare, e non per il caldo. Feci ripartire l’auto e Fabiana mi chiese poco dopo di fermarmi sul ciglio di una strada poco trafficata. “Tutto bene Leonardo?” mi chiese. Mi vide in evidente difficoltà. “Sta tranquillo, guarda che ho capito!” Aveva davvero capito? “Guarda che in Brazil io facevo la modella! Lo so che gli uomini ...