1. Lasciarsi il passato alle spalle


    Data: 18/08/2020, Categorie: Gay / Bisex Autore: soloracconti989

    ... la propria direzione. Lei gli rivolge un sorriso dolce, ormai ha superato il distacco e non prova nulla nei suoi confronti.
    
    Ema continua la sua strada per il campo con un peso sullo stomaco, gli occhi bassi e una grande sensazione di tristezza e rabbia che gli rodono l’animo. Si sente stupido: lei è riuscita a superare il distacco senza problemi, com’è naturale che sia per una qualsiasi persona della sua età, carina ed appariscente come lei. Lui, invece, ancora ci pensa.
    
    Arrivato al campo, si dirige agli spogliatoi, apre la porta e vede i suoi amici intenti a prepararsi all’allenamento. Mentre tutti si cambiano, ridono, scherzano, parlano tra loro, lui con fare mogio si cambia le scarpe, si lava il viso cercando di darsi un tono, mantenendo l’assoluto silenzio. Non parla con nessuno, esce per primo ed inizia a correre venti giri attorno al campo per riscaldamento, prima degli altri. Incomincia l’allenamento vero. Lui sta nella squadra A, indossa la pettorina celeste e punta il pallone. Da davvero del suo meglio, oggi. Sente la rabbia dentro che lo divora, decide di sfogarla con dei poderosi calci contro il pallone. Il coach lo incita a continuare così, a fare di più, mentre lui,con decisione e facilità, scansa i compagni dell’altro gruppo. Mentre corre verso la porta avversaria si sente preso da un sentimento di fortissima rabbia. Si trovò di fronte a Daniel, il portiere. Man mano che corre la rabbia aumenta sempre più. Ema, giunto a qualche metro di distanza, da un ...
    ... poderoso calcio al pallone. Questo si dirige imponente verso la porta. Daniel cerca inutilmente di pararlo, ma nel farlo si fa male alla mano sinistra e cade a terra, emettendo un rumore sordo… Mentre i suoi compagni esultano, Ema sta fermo sul posto, respirando profondamente, mentre il povero Daniel si lamenta del colpo appena subito, accasciato nell’erba.
    
    Si sente uno stupido. Per colpa della delusione e della rabbia che cova incessantemente dentro di sé ha fatto del male ad un suo compagno di squadra. Cosa sta diventando?! Perché fa così? Che c’entrano gli altri con le sue delusioni? Sbigottito da quanto appena fatto, una lacrima gli riga il viso, fino ad arrivare al mento, coperta dalle gocce di sudore.
    
    Resosi conto del gesto compiuto, corre verso il povero portiere e lo aiuta a sedersi. Ha un occhio e una guancia gonfi e arrossati, la mano dolorante.
    
    “Scusami Dani, non intendevo farti del male, sono un deficiente… Aspetta, sollevati. Come ti senti?” dice Ema, in preda ai rimorsi per aver colpito un “avversario”, suo amico.
    
    “Tranquillo Ema, ne ho passate di peggio… Ma la mano mi fa male. Preferisco non continuare per oggi. E’ meglio che mi riposi, se no domenica prossima chi gioca?” dice il portiere, abbozzando un sorriso.
    
    Ema, con il consenso del coach, accompagna Daniel agli spogliatoi, gli posiziona un impacco freddo nella mano e sul viso, ormai livido. Poi gli fascia il palmo e le dita. Decide di accompagnarlo a casa, per trasportargli la borsa e cercare ...