1. Non toccate la leggenda


    Data: 20/08/2020, Categorie: pulp, Autore: Alba17

    ... da mangiare", disse alla seconda. "Oh, madre - rispose lei - sto per andare da i miei". "Ci vai tu, allora ?" chiese infine alla più piccola. "Volentieri madre, ma ho Bujar che dorme e non posso portarlo con me". "Ci pensiamo noi” le dissero le cognate e la suocera. Lei allora partì, ignara del destino che l’attendeva. L'ospite la seguì. Camminava di pari passo con lei. Ormai era cosciente che nessuno la vedeva. Arrivarono sul posto. Il battere degli attrezzi mutò appena la videro in lontananza. Lei, ignara, proseguì sfoggiando un sorriso. Vide i volti dei suoi cognati diventare pallidi, e vide il volto di suo marito diventare di pietra come la pietra sulla quale stava lavorando. Preoccupata, gli chiese cosa stesse accadendo. Il marito non riuscì a parlare. Il magone gli aveva fatto morire in gola le parole. Lei si spaventò e domandò ai cognati il motivo di quel turbamento. E loro glielo spiegarono. Lacrime sgorgarono dai suoi occhi azzurri come il lago e lei, coraggiosa, abbracciò suo marito prima di distendersi alla base del muro. Mentre la sua vita stava per finire, pronunciò le sue ultime parole: "vi prego, lasciatemi fuori la gamba destra, la ...
    ... mano destra, il seno destro, l'occhio destro... ho mio figlio piccolo, e con una gamba vorrei dondolarlo quando piange, con una mano confortarlo quando è triste, con il seno allattarlo quando ha fame e con l'occhio vederlo crescere". Il suo ultimo desiderio fu esaudito. I cognati la murarono viva secondo le sue indicazioni. Un latte bianco cominciò a scorrere mentre lei abbandonava questo mondo e questa vita. E fu in quel momento che la nebbia sparì permettendo al sole di brillare sulle mura del vecchio castello. La studiosa guardò in giro, ma non vide più nessuno. Spariti i fratelli, sparita la casa nella quale aveva dormito per tre notti, sparita la vecchia. L'unica cosa che vide fu il liquido biancastro che fuoriusciva dalle pareti, quello che ora sapeva essere il latte di Rozafa per il suo piccolo Bujar, latte che ancora, ai giorni nostri, continua a trasudare, a testimonianza del suo sacrificio. In quel luogo, quel castello che prese il suo nome. Si alzò, si pulì le mani dalla polvere, chiamò il tassista e si avviò verso la strada. Per quanto la riguardava, il suo lavoro era finito. Rozafa era di Scuteri, e la leggenda apparteneva a quel castello. 
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