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L'avvocato
Data: 29/08/2020, Categorie: Etero Autore: ssbbw69
- Eccolo, è arrivato il tuo amico. Senza nemmeno voltarmi, capii a chi si riferisse la mia collega Caterina. Erano le 9 in punto e l'avvocato, quello con l'ufficio due piani sopra le nostre teste, era entrato per il solito caffè. Con la stronzaggine che contraddistingueva i miei colleghi, mi accorsi che entrambi, Caterina e Yuri, si erano fiondati su altri clienti solo per il gusto sadico di lasciarmi alle prese con lui. L'uomo si avvicinò al bancone del bar e mi chiese, come ogni giorno, un caffè lungo macchiato caldo. Abitudinario fino alla morte, pensai, acida. Era un uomo di poco più di 50 anni, molto distinto, sempre impeccabile e cortese. I colleghi lo trovavano educato e di classe, io, a pelle, non lo reggevo. Lo avevo soprannominato “palo nel culo” e non sopportavo quell'aria perbenino e ingessata che gli faceva guardare il mondo dall'alto al basso. - Secondo me ti sta sull'anima perché è l'unico cliente etero che non ti guarda le tette, aveva sentenziato un giorno Yuri che, dichiaratamente gay, divideva il mondo in etero ed omo. - Non dire sciocchezze - avevo replicato piccata – sai che me ne frega se mi guarda le tette o meno. E poi per chi mi hai presa? Per una ragazzina in fregola? Ho quasi 50 anni! - Hai quasi 50 anni e ti piace che gli uomini ti guardino le poppe. Diversamente useresti maglioni girocollo invece di esibire quel terrazzo vista mare che ti ritrovi. A onor del vero, il ragazzo non aveva tutti i torti. Donne più timide ...
... di me avrebbero coperto quella decima misura che si imponeva allo sguardo anche sotto gli abiti più castigati, ma io timida non ero e, alla soglia dei 50 anni, avevo imparato a farmi piacere il mio corpo rotondo e a gestire gli sguardi degli uomini. Eppure no, ero sicura, l'avvocato-palo-nel-culo non mi stava antipatico perché non degnava di uno sguardo le gemelle. Semplicemente, non mi piaceva quell'aria da Signor So Tutto Io. Troppo compassato, troppo sulle sue, troppo...beh, era troppo il tempo che gli stavo dedicando nei miei pensieri. Lavoravo in quel bar da sei mesi e mi piaceva. Nel cuore di una piccola cittadina di provincia, aveva una clientela varia, allegra e colorata, dagli studenti della vicina università e delle scuole superiori alle mamme col passeggino, dagli insegnanti ai pensionati ai numerosi professionisti e impiegati degli uffici attorno. Ero brava e i clienti si erano abituati al mio modo di fare: sorriso pronto e lingua viperina che teneva a bada i più baldanzosi. Di mio, avevo simpatie e antipatie, ma solo l'avvocato riusciva a innervosirmi benché non ne afferrassi a pieno il motivo. Una tarda mattinata di metà gennaio, vidi entrare nel bar due giovani avvocati che lavoravano nello studio del signor palo-nel-culo. Era il compleanno del capo, ci spiegarono, e ci chiesero di preparare un aperitivo per una decina di persone. Il boss non sapeva nulla e, a sera, lo avrebbero festeggiato a sorpresa. Prendemmo l'ordinazione e Yuri suggerì ...