1. Ll compagno di classe di mio figlio


    Data: 02/09/2020, Categorie: Gay / Bisex Autore: Raccontando

    ... che pian piano stavano prendendo forma, mi posizionai dietro mia moglie, sfregando il mio turgido pene sulle sue chiappe sode.
    
    «Perché non vieni tu in officina come una donna disperata che ha l’auto in panne?», e le morsi l’orecchio.
    
    Per fortuna eravamo abituati a questi giochi erotici in qualsiasi ora della giornata e non trovò strano che ci stessi provando con lei alle tre del pomeriggio. Andammo in camera e facemmo l’amore.
    
    Verso le cinque arrivò Luigi. Indossava una tshirt bianca, un pantalone fino alle ginocchia e delle infradito. Era davvero un bel ragazzo: biondino, capelli di media lunghezza ondulati e occhi castani. Gli dissi che l’avrei controllata subito e che l’avrei chiamato non appena avessi finito di visionarla. Mi rispose che avrebbe aspettato lì, non avendo nulla da fare. Mi misi all’opera. Ero concentrato sul motore e tutte le altre parti meccaniche. Dopo qualche minuto Luigi mi venne accanto.
    
    «Sai, Mario, non so proprio come è fatta una macchina, non ci capisco niente. Mi spieghi un po’ di cose?»
    
    «Eh ma ci vuole tempo» risposi. «Mica è una cosa che si può spiegare in mezz’ora».
    
    «Ma almeno le cose essenziali no?», e si incollò al mio lato sinistro. Le nostre gambe erano unite e la vicinanza del suo corpo provocò delle scariche elettriche che giunsero dritte sul mio basso ventre. Non capivo se la sua fosse audacia o era solo una casualità. Sta di fatto che la sua vicinanza, il calore del suo corpo mandarono me in panne. Ebbi paura. Anche ...
    ... altre donne ci avevano provato e mi avevano eccitato, ma non mi ero mai spinto oltre. Sentivo di poter contare sulle mie difese. Questa volta, invece, mi sentivo disarmato.
    
    «Beh, ecco guarda, lì c’è il motore…» esordii così, concentrandomi sulla spiegazione e cercando di non pensare ai moti del mio corpo. Ma Luigi, fingendo attenzione, pose la sua mano sul mio pacco e, ovviamente, lo trovò duro sotto la tuta da lavoro.
    
    «Luigi ma che fai?» mi allontanai di scatto, anche se avrei desiderato con tutto me stesso saltargli sopra e scoparmelo tutto.
    
    A differenza di quanto era successo a casa, non si dimostrò imbarazzato, anzi. La sua espressione tradiva un ferreo desiderio sessuale. E la sua bramosia del mio corpo era accentuata dalla turgidità del mio bastone che, ormai, forzava l’elastico dei boxer.
    
    Luigi non disse nulla ma si avvicinò ancora. Io indietreggiai ma la mia corsa fu arrestata dallo sportello della macchina. Con le spalle al muro (anzi allo sportello) restai fermo, deciso a farmi travolgere dagli eventi. Il ragazzo, infatti, si lanciò a baciarmi, incollando la sua bocca sulla mia. Io restai impassibile, non tentai né di allontanarlo, né di assecondare il suo bacio. La sua lingua cercava di forzare le mie labbra, il suo mento liscio sfregava il mio dalla barba incolta. Sapevo che avrei ceduto, ma non tanto presto. Luigi, infatti, per abbattere ogni mia ulteriore resistenza, sempre restando incollato, afferrò il mio cazzo che ormai era d’acciaio. Sentendomi ...