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Wild wednesday
Data: 29/09/2020, Categorie: Etero Autore: Frank721
Entrai in camera sfinito, stanco e bagnato fradicio. In tre settimane che ero a Dublino non avevo mai visto un acquazzone del genere e ovviamente me l’ero beccato quel giorno, l’unica volta in cui avevo dimenticato l'ombrello in camera. Con un sospiro di sfinimento appoggiai per terra i sacchetti di Carroll's e dell'Hard Rock Cafè e mi guardai allo specchio rendendomi conto delle mie condizioni pietose. Con una mano mi ravvivai i capelli gocciolanti d’acqua, tirandomeli all’indietro. Mi sfilai la felpa bagnata e la buttai sul letto, rimanendo solo con la canottiera e i jeans. Distrattamente mi guardai di nuovo allo specchio e rimasi piacevolmente stupito. Dopo mesi di allenamento finalmente ero riuscito a mettere su un buon fisico. Rimasi ancora un istante ancora a guardarmi allo specchio, soddisfatto, cosa piuttosto nuova per me, quando sentii bussare alla porta. A piedi scalzi, andai ad aprire con un sorriso, trovandomi di fronte una cascata di riccioli castano chiaro che incorniciavano un bel viso da bambina. Greta mi guardò, scoppiando a ridere vedendomi bagnato fradicio, dicendomi–ma che hai fatto?- -mi sono fatto Dublino sotto la pioggia, ecco che ho fatto!- le risposi io facendo il finto offeso. –prendere l’ombrello, no eh?- -dio come sei molesta, ragazza…- e lei rise ancora di più per quell’aggettivo sdoganato da lei in quella casa e che io ormai dicevo abitualmente senza neanche accorgermene. –Comunque ero venuta solo per dirti che ceniamo verso ...
... le 9, ok?-. Guardai l’orologio, facendomi due calcoli per il tempo che mi serviva per farmi una doccia con calma. In quei pochi attimi vidi il suo sguardo correre su di me, come se mi valutasse, e dalla luce nei suoi occhi e dal diffuso rossore delle guance mi accorsi che apprezzava quello che vedeva. –va bene ok, d’accordo…- risposi io –devo solo farmi una doccia-. La squadrai a mia volta, come avevo fatto tante altre volte nelle ultime tre settimane, e un guizzo ravvivò il mio basso ventre, che da troppo tempo non si divertiva un po’. Lei si riscosse subito e mi disse con un sorriso –ok, a dopo allora…- e si allontanò verso la sua stanza, due porte più in là. Sorrisi a mia volta e feci per chiudere la porta quando mi accorsi che mentre apriva la sua, Greta non riuscì a non lanciarmi un ultimo sguardo prima di scomparire nella sua stanza. Mi svestii in fretta ed entrai nella doccia, infilandomi sotto l’acqua bollente. Greta… Ci eravamo conosciuti tre settimane prima, coinquilini per caso in quel residence per studenti stranieri, insieme ad altri due ragazzi italiani. Mi era piaciuta fin da subito: vent’anni, piccolina, di corporatura minuta, capelli ricci castano chiaro con ciocche bionde e occhi color nocciola, una molto rispettabile seconda di seno e un çuletto piccolo e sodo che parlava e risvegliava in me pensieri proibiti. Pensieri che mi colsero anche in quel momento, provocandomi un’erezione non indifferente. Istintivamente mi afferrai il cazzo ...