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Wild wednesday
Data: 29/09/2020, Categorie: Etero Autore: Frank721
... quando sentii la porta della cucina aprirsi alle mie spalle. Rimasi a bocca aperta a guardarla, mentre un sorriso affiorava sulle mie labbra. Alla fine riuscii a dire soltanto –wow…- mentre lei, sorridendo si sistemava una ciocca di capelli –sto bene?- -sei bellissima, Greta… davvero-. Indossava un paio di jeans neri molto aderenti e stretti che le fasciavano perfettamente i fianchi e le gambe, una canotta nera con una scollatura niente male, una giacchetta corta di pelle rossa e rossetto coordinato. Ma ciò che più mi incantava era il suo viso: se già senza trucco la reputavo una bellissima ragazza, completa di tutte quelle imperfezioni che la rendevano ai miei occhi bella, truccata era un angelo. Il mascara e l’eye-liner facevano risaltare quegli occhioni da cerbiatta e il rossetto rendeva ancora più carnose e invitanti le labbra. Il mio unico istinto in quel momento era prenderla e baciarla, fino a consumarmi la bocca. La vidi arrossire per il mio complimento, giocherellando con una ciocca di capelli, mormorando un piccolo -grazie-. Scendemmo alla reception del residence e chiesi che ci chiamassero un taxi. La porto a mangiare in un ristorante tipico di Dublino con musica dal vivo e già lì cominciammo entrambi a bere un paio di pinte di Guinness a testa. Erano ormai le undici quando finalmente entrammo all’Howl at the Moon. Una volta superati i buttafuori all’ingresso venimmo subito investiti dall’ondata di musica pop che risaliva lungo i quattro ...
... piani del locale e per le varie piste da ballo. Io e Greta ci guardammo con un sorriso e ci buttammo in quel fiume umano di persone che risalivano le scale fino all’ultimo piano. Ordinai subito due vodka lemon e ne porsi uno a Greta, brindando a quella serata. Avevamo appena finito il bicchiere che incontrammo altri ragazzi della nostra scuola e ci unimmo a loro. La serata proseguì piacevolmente per un po’, anche se rimasi deluso vedendo Greta allontanarsi con due ragazzi al piano di sotto a ballare, ma mi consolai velocemente attaccando bottone con Alexandra, una ragazza russa della mia classe. La abbordai facilmente al bancone offrendole da bere e rimanemmo a parlare un po’, entrambi sempre più brilli, finché lei non mi appoggiò una mano sul petto e mi disse, sussurrandomi all’orecchio, che voleva verificare una vecchia leggenda: “Italians do it better…” Stavo per risponderle quando qualcosa oltre la sua spalla attirò il mio sguardo: vidi Greta ballare e quello stronzo di Damien dietro di lei che la teneva per i fianchi, i due corpi molto aderenti. Mi dissi “fregatene, è maggiorenne e vaccinata, sono fatti suoi”, ma fregarmene non è da me e sapevo che il giorno dopo mi avrebbe ringraziato. Presi Alexandra per i fianchi e la spinsi con la schiena contro una colonna e la baciai, per poi sussurrarle –I’ll be right back, ok? Just wait here- e mi diressi verso di loro. Mi infilai fra la folla e attirai l’attenzione di Greta. La presi per mano e dissi a Damien –sorry man, I ...