1. Wild wednesday


    Data: 29/09/2020, Categorie: Etero Autore: Frank721

    ... have to steal her from you- e prima che potesse ribattere la portai via.
    
    –Che diavolo stavi facendo?- le chiesi non appena ci fossimo allontanati abbastanza –stavo solo ballando…-
    
    -e con tutta la gente che c’è qua dentro proprio con quel cretino dovevi ballare?-
    
    -beh tu eri occupato!-
    
    -e questo che centra?-
    
    -niente, lascia perdere…- e mi diede le spalle rinfilandosi fra la folla.
    
    La guardai allontanarsi facendosi largo fra le persone e attirando gli sguardi di diversi ragazzi. Scossi la testa esitante, rimanendo immobile lì dov’ero. Alla fine presi un bel respiro e mormorai fra me e me “ah senti al diavolo… io mi butto”. La seguii fra la folla, raggiungendola velocemente. Le afferrai una mano e la tirai verso di me, i nostri corpi a contatto mentre la tenevo ferma per i fianchi con le mani. Lei alzò lo sguardo verso di me sorpresa e con un sorriso d’incredulità disegnato in volto. Per un lungo istante ci guardammo negli occhi, i miei verdi fissi nei suoi color nocciola. Per un istante il mondo intorno a noi sembrò fermarsi, cessare d’esistere.
    
    E poi la baciai.
    
    Il mondo ricominciò a girare e la musica sembrò tornare in un crescendo fortissimo mentre la baciavo con forza. Le nostre labbra si fusero insieme mentre la spingevo con la schiena contro una colonna e aderii completamente al suo corpo. Le spostai una ciocca di capelli dietro l’orecchio mentre assaporavo quelle labbra meravigliose. Le spinsi la lingua in bocca andando a cercare la sua, mentre le ...
    ... mie mani correvano sul suo corpo meraviglioso e tonico. Scesi, con le labbra, a baciarle il collo sentendo il gusto della sua pelle vellutata. Continuai a baciarla facendole quasi un succhiotto sul collo, per poi risalire verso l’alto. Greta socchiuse gli occhi e la sentii sospirare vicino al mio orecchio, lasciandomi campo libero con le mani che dai suoi fianchi scesero ad afferrare quel culetto perfetto, stringendolo e palpandolo tutto senza remore. Abbandonai il suo collo e tornai a baciarla, le nostre lingue che si intrecciavano ricalcando la voglia che avevamo l’uno per l’altra. A fatica mi staccai dalle sue labbra e lei aprì gli occhi mordendosi il labbro inferiore. La guardai con un sorriso e sussurrai –torniamo a casa?-.
    
    Lei si limitò ad annuire, ancora troppo emozionata per parlare, e io la presi per mano e la condussi fuori dal locale. Ci infilammo in un taxi trovato lì fuori in attesa di gente che, come noi, era troppo ubriaca per tornare a casa a piedi. Fu il quarto d’ora più lungo della mia vita. Avevo una voglia matta di saltarle addosso e baciarla ma ovviamente non potevo fare niente col tassista a pochi centimetri da noi. Inoltre, temevo che in quel tragitto lei potesse decidere di lasciar perdere, che potesse avere dei ripensamenti. Da come mi stringeva la mano, tuttavia, capii che era un timore del tutto infondato. Arrivammo al nostro residence e pagai in fretta l’autista, lasciandogli il resto di mancia, per poi fiondarci verso il cancelletto d’ingresso. ...
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