1. Nutrire il pianeta


    Data: 04/10/2020, Categorie: Etero Autore: lulululu

    Ricordo che era il primo di giugno 2015, l'anno della fine della crisi economica, quello della ripresa definitiva e dell'esplosione dei posti di lavoro. Oggi lo ricordiamo soprattutto per queste cose ma se ci pensate bene il 2015 fu anche l'anno dell'EXPO a Milano.
    
    Ebbene, ricordo che il primo giugno 2015 era una giornata bella calda ed io e Barbara, la mia compagna, eravamo proprio lì, a cazzeggiare e curiosare tra la folla in mezzo ai padiglioni colorati ed invitanti, facendoci trascinare e sopraffare storditi dal fiume di persone che percorrevano in branco il decumano. Avevamo sudato e camminato tutto il giorno accontentandoci di un arancino a pranzo, consumato in piedi nella piazzetta dei padiglioni mediterranei.
    
    Avevamo bevuto ripetutamente alle preziose fontanelle pubbliche dell'acqua fresca, provvidenzialmente piazzate in tutta l'esposizione, rinfrescandoci allegramente alle medesime bagnandoci reciprocamente i capelli, le mani, le gambe.
    
    Ricordo che Barbara indossava un vivace abitino Desigual, abbinato ad una piccola borsetta squadrata di colore verde acqua; indossava delle scarpe non particolarmente provocanti, avendo rinunciato ai tacchi alti, prudenzialmente sostituite con un paio di comodissime Hoka da ginnastica di colore viola sgargiante.
    
    Nulla di particolarmente sexy sulla carta, ma a vederla lì con le sue gambe affusolate, il vestitino un po' sudato e bagnato di acqua, i suoi riccioli neri e gli occhi profondi delle donne del sud, non si può ...
    ... proprio dire che non fosse attraente. Piccola, magra, soda e spensierata, a me piaceva un sacco quel giorno e non nego che nelle lunghe code per entrare nei padiglioni, pigiato a lei ed accaldato, abbia dovuto reprimere diverse imbarazzanti erezioni, che lei compiaciuta sottolineava di tanto in tanto con sorrisi maliziosi e qualche toccatina fugace ed indiscreta.
    
    Venne l'ora tarda della sera e dopo il piacevole spettacolo dell' "albero della vita" all'imbrunire, l'appetito si fece vivo ad entrambi e cominciammo indecisi a valutare, tra le migliaia di opzioni disponibili, un qualche ristorantino comodo ed originale, per rilassarci finalmente un po', prima del ritorno a casa.
    
    Passammo una mezz'oretta ancora a gironzolare, mano nella mano, pizzerie, cineserie, oriente, Sud America, Italia.... il caldo scemava lento e tutto lasciava presagire una piacevole serata e, perché no, magari un goloso dopocena una volta casa.
    
    Ci avventurammo alla fine nel retro di qualche padiglione africano (Namibiano o Sudafricano forse) incuriositi dai cartelli all'ingresso della struttura: la freccia a destra recitava "solo maiale" quella a sinistra "vegan experience".
    
    Noi prendemmo la destra.
    
    L'ingresso si fece buio buio e disadorno, con una piccola reception che anticipava una seconda porta chiusa che dava accesso alla sala vera e propria. Ci fu spiegato, in un inglese stirato all'italiano, che il ristorante serviva esclusivamente piatti cucinati col maiale, senza alternative, che si ...
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