1. La vicina esuberante (parte 1)


    Data: 14/10/2020, Categorie: Etero Autore: vecchiomanico

    ... adesso stìano smaltendo lo sballo ..sui miei timpani.
    
    Se vado ora potrei ucciderli.
    
    Dopo un quarto d’ora il silenzio. Dormo.
    
    Mattina. Mi alzo furioso, mi preparo, mi fiondo sul pianerottolo fermamente deciso a sodomizzare con furia assassina sia lei che lui e lasciarli agonizzanti con l’ano sanguinolento riversi sul pavimento (fa anche rima).
    
    Busso.
    
    Devo avere gli occhi iniettati di sangue.
    
    La porta si apre… la persona che devo uccidere alla sua apparizione mi disarma per quei quattro secondi che mi permettono di ritornare alla ragione.
    
    E’ una bella brunetta sui 25-28 con gli occhi blu tutta curvata con un bel sorriso, non è una bomba del sesso ma è sicuramente apprezzabile.
    
    Non c’è alcun LUI da sodomizzare in casa, meglio per lui.
    
    I miei istinti omicidi si tramutano in una faccia seccatissima che chiede spiegazioni alla scema sul frastuono notturno. Lei mortificata si scusa, dice che era in crisi e non credeva che la musica fosse tanto forte.
    
    Mi torna l’intenzione di farle del male ma niente sodomia, la strangolo!
    
    E’ scema ma capisce l’antifona e cambia versione: credeva che io non fossi in casa (dove potevo essere? Su Marte?), mi ricorda che la vecchia è sorda quindi non dava fastidio a nessuno. (ucciderla o sodomizzarla? O entrambe le azioni?)
    
    Marta questo è il nome della brunetta è chiaramente una costantemente fuori di testa, ma è carina e parla con un gradevolissimo accento toscano che istintivamente mi fa sorridere, si scusa di ...
    ... essere scema e si dice mortificata dell’accaduto. Non la ucciderò.
    
    Ci salutiamo ed io vado in ufficio, un po’ frastornato per il brusco risveglio notturno e l’adrenalina immessa nelle mie vene dall’ira covata ma inespressa.
    
    La solita sofferta giornata passata più parare i tentativi di mettermelo nel culo (metaforicamente) di quel cornuto del mio capo che a produrre per l’azienda; torno a casa, esaurito.
    
    Il tempo di posare le cose e di espletare le indispensabili funzioni fisiologiche e bussano alla porta.
    
    L’unica persona che ha bussato mai a quella porta è l’arpia che viene a mungermi l’esoso affitto puntualmente ogni mese…
    
    Dietro la porta c’è un’indiana con gli occhi blu che mi offre il kalumet della pace sotto forma di invito a cena da lei (pratico, devo fare solo tre metri a piedi), per farsi perdonare il terrorismo acustico.
    
    E’ gentile, capita a fagiolo (devo mangiare), mi attrae, mi va.
    
    La casa è ovviamente identica alla mia (scassata), lei conferma la mia impressione di essere fuori di testa, cerco con lo sguardo scatole di psicofarmaci (le troverò qualche tempo dopo).
    
    Parla, parla, parla a ruota libera. Della sua vita delle sue storie, del suo lavoro.
    
    La scema, nonostante sia fuori assetto, è intelligente, colta e spigliata: è di Pisa, ma si è fatta trasferire qua a causa delle continue insidie sessuali dei suoi colleghi toscani.
    
    Pare che là tutti la volessero scopare.
    
    Possibile? E’ belloccia, ma non credo fosse l’unica impiegata ...