1. Le sigarette


    Data: 02/11/2020, Categorie: Etero Autore: alessandro1987

    ... si, lì dove vedi quel vecchio portone di legno," e tese il braccio, allungando al contempo l'indice attraverso la vetrata del bar, in direzione della sua abitazione.
    
    Lei guardò per un istante là dove veniva indicato, ma subito si girò ancora verso di lui e continuò: "ah, ecco, e vieni spesso qui a fare colazione?"
    
    "Qualche volta," cioè mai, rispose lui.
    
    Un attimo prima che l'ennesimo silenzio alzasse la voce, coprendo i pensieri dei nostri due ragazzi, si sentì un sordo rumore di porta che sbatte. "Che palle, non so dove sia il fermaporta, aspetta un attimo, scusa," disse lei, e si allontanò un attimo. Lui cercò di riordinare i pensieri, non riuscendoci, complice l'armonioso ancheggiare della misteriosa ragazza, che allontanandosi lo aveva ipnotizzato per l'ennesima volta.
    
    La pausa fu però positiva, infatti, al ritorno di lei, partì all'attacco: "ma non ti ho mai vista qui, sei nuova?" chiese lui. "Diciamo di si, in realtà sono qui soltanto oggi, mio zio Gianni non poteva proprio esserci stamattina, e mi aveva chiesto di venire a sostituirlo, anzi, direi più che altro a fare presenza, visto che alla fine è un giorno parecchio piatto."
    
    "Ma certo, è nipote di Gianni! come ho fatto a non notare, cioè, almeno mi pare, ci sia una certa somiglianza, ma poi che cavolo me ne frega," pensò il ragazzo.
    
    "Sei la nipote di Gianni! ora capisco, piacere Luca," e fece per allungare la mano verso di lei, che subito rispose, accompagnando la stretta di mano alla sua voce: ...
    ... "piacere, Silvia."
    
    Finalmente, un passo avanti, ora almeno Luca sapeva il nome della sua piacevole torturatrice.
    
    Le ore successive furono piacevoli, dopo le rispettive presentazioni il dialogo era proseguito quasi senza intoppi, lui si era ormai accampato a quel tavolino, e lei, divertita, chiacchierava, eccome se chiacchierava, e poi quel giorno sembrava che i clienti abituali si fossero dimenticati dell'esistenza di quel bar, certo non un buon auspicio per gli affari, ma non era quello il momento di preoccuparsi di certi dettagli.
    
    "Ma quindi forse ti ho già vista da piccola!" disse Luca, "magari nel parco giochi in fondo a via Aselli, mia mamma mi portava spesso lì", aggiunse. "E' possibile, ci andavo pure io, però non penso tu possa riconoscermi dai tuoi ricordi, ero cicciottella e avevo i capelli più chiari di adesso, e pure un po' ricci," rispose lei. "Ah ah, dai, cicciottella tu? non vedo come! hai un fisico splendido!" riprese lui, ormai sciolto. Lei sorrise, e i loro occhi si incontrarono dolcemente per qualche istante, fino a che lei non interruppe esclamando: "perché non andiamo al parco giochi?!".
    
    "Al parco giochi? Ahah, che idea! a fare che? Vuoi andare sullo scivolo?" rispose Luca, ridendo. "Ah ah, e se fosse?! Se non vuoi portarmici puoi dirmelo!" disse Silvia, accennando un broncio malriuscito. "Ma no dai, ti ci porto, ma per il bar come fai?" - "Tanto oggi non viene nessuno, e poi sono quasi le 18, posso anche chiudere, altrimenti se tardiamo ancora ...
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