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Quella prima notte con nicole...!
Data: 03/11/2020, Categorie: Prime Esperienze Autore: Honeymark
... il quel momento lasciò il ruolo primario al retto. La sua voglia si stava avvicinando al livello giusto. Le baciai l’interno delle natiche, in modo che sentisse le mie guance ruvide, poi passai la lingua sul buco del culo. Le venne un brivido che mi invitò a procedere senza indugi. Poggiai il pollice al buco del culo, poi presi il cero che mi ero preparato già lubrificato. Anche questa è un’arte. Devi divertirti a farlo, è pacifico, ma deve piacere anche a chi lo subisce. Si scopa in due, non va mai dimenticato. La regola di base è andare piano, inesorabilmente ma con calma: la sodomizzazione con oggetti è un piatto che va servito freddo. Presi il cero, mi tenni con la mano alla natica sinistra e poggiai la punta della candela al buco del culo. Spinsi piano, in nodo che l’ano si allargasse senza difficoltà ad accogliere la punta conica del cero. Quando fu allargato al punto giusto, attesi un po’ che si abituasse dell’ingombro e solo dopo spinsi piano la candela fino a farla entrare per un paio di centimetri. Il buco adesso era allargato come una bocca che fa un pompino, mentre le natiche stavano tranquille a guardare. Attesi ancora un po’, poi misi le mani alla base del cero e lo spinsi fino in fondo con determinazione, d’un botto. Adesso le natiche avevano provato a stringersi come per impedire che il culo venisse violato, una reazione spontanea, automatica, e io mi fermai solo a fine corsa. Solo allora le natiche si rilassarono piano come per lasciarmi proseguire. ...
... Accarezzai la parte della candela rimasta fuori, come per masturbarle l’interno del retto. In lealtà serviva a rilassarla in modo che potesse godersi in pieno la sodomia. Con le dita mi aiutai a sistemare bene il buco del culo che, in tensione, stringeva il cero con passione. Una volta assicurato che tutto fosse a posto, iniziai ad accarezzarle interno delle natiche e a dare qualche colpetto al cero, sapendo che si sarebbe ripercosso all’intero intestino. Era mia dall’interno, come se l’avessi impalata. Sicuramente le sarebbe piaciuto essere esposta agli sguardi della gente, ma è solo un sogno. Allora decisi di dare il massimo di me per farla venire analmente. Accarezzai gli inguini coi pollici e piano mi portai ad avvolgerle nuovamente la figa la mano. Lei ebbe un sussulto e io strinsi di più, come se fosse una spugna imbevuta di piacere. D’altronde era bagnata e trasudava di desiderio. Piano mi portai con la bocca alla candela rimasta fuori. Diedi un colpetto col naso e respirai apposta per palesare la presenza del mio viso. Infine, ecco il mio tocco finale. Presi in bocca il cero e lo feci scorrere tra lingua e palato come per fare un pompino. Lavorai con calma e, per fare in modo che lei si accorgesse del mio gioco, stringevo la vulva quando arrivavo alla gola e la allentavo quando mi sfilavo. Alla fine, abituato anch’io del cero che mi trasmetteva i suoi godimenti, accelerai il tutto. In breve la sentii avere delle convulsioni e iniziò a sbattere il cero al punto che ...