1. La finestra - prima parte


    Data: 05/11/2020, Categorie: Etero Autore: Calicanto165

    La bocca dietro la finestra.
    
    Il ticchettio monotono dell' orologio a pendolo spezza il silenzio nel corridoio buio dove il caldo riveste ogni cosa di un velo appiccicoso come se fosse tappezzeria. Il luogo non è sporco, né degradato, ma riesce a trasferire quella sensazione di clandestinità. Ho immediatamente un rapido flashback che mi riporta al film Ultimo tango a Parigi. Sì, quel corridoio è stagnante, ma è un passaggio simbolo di transizione di ogni esperienza che decido di vivere.
    
    Non sono consapevole se sono già sudata oppure mi sto scaldando per la situazione in cui mi sono infilata. Percorro quel corridoio stretto come il sentiero di un bosco che conduce a una radura, sperando in una sorpresa non scontata, promessa di un piacere inesplorato.
    
    Ecco, laggiù in fondo, intravedo la stanza dove mi è stato dato l"appuntamento.
    
    I miei passi hanno una cadenza lenta come la subarmonica della frequenza dei miei battiti cardiaci che sento morire in gola. Di sub c'è solo il prefisso perché sono ben consapevole e determinata a vivere da protagonista quel sogno reale. Entro, la stanza è normale, spoglia senza arredi, ma con un divano sul lato opposto all'unica finestra presente.
    
    Il divano è osceno oppure è perfetto per quel luogo? L' ho già visto su una rivista di arredamento moderno.
    
    È una enorme bocca rossa e riesco a distinguerne le forme sebbene ci sia poca luce dato che è sera inoltrata.
    
    Mi dirigo verso quella bocca che mi invita a sentirne la consistenza, ...
    ... la luce della luna mi guida nell' oscurità. Tocco la spalliera sinuosa come il labbro superiore, lo circumnavigo e mi ci accoccolo a gambe incrociate perfettamente in centro, a mio agio.
    
    Trovo accogliente quella bocca gigante.
    
    Nessuno scricchiolio, nessun fruscio nel sedermi. Alzo un po' la testa per capire dove mi trovo e solo allora ti vedo davanti alla finestra: i piedi nudi, la figura è certamente maschile con le sue spalle larghe, leggermente chinato in avanti, con le mani poggiate sul davanzale di marmo. Il davanzale è più chiaro della tua figura perché riflette la poca luce che filtra nella stanza. Non ti sei accorto che sono entrata o almeno questa è la mia percezione perché sono stata davvero silenziosa.
    
    Ti fisso nella sagoma e mi vengono in mente tre cose: la solitudine e l' immobilità dei quadri di Edward Hopper; i versi di Giorgio Caproni "un uomo solo, chiuso nella sua stanza"; il titolo di un vecchio album di Suzanne Vega "Solitude Standing".
    
    Ora sono spettatrice e protagonista; aver percorso quel corridoio mi ha dato il biglietto di ingresso per quel luogo privato. Avverto come una sorta di asimmetria tra noi che mi destabilizza nel ruolo e al tempo stesso mi dà grande equilibrio nei pensieri. Siamo entrambi protagonisti e spettatori di un palco tutto nostro. Tu, però, avrai il ruolo di preda e cavia ispiratrice su cui sperimentero' i miei desideri. Questo era il patto stabilito.
    
    Resto ferma nell' attesa che succeda qualcosa, le nostre menti si ...
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