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Alle medie la sognavo e divenne reale...
Data: 08/11/2020, Categorie: Prime Esperienze Autore: MasterD
... Convinto che a scuola non fosse rimasto più nessuno raggiunsi lo spogliatoio e spalancai senza esitazioni la porta. Ivana doveva essersi attardata per potersi cambiare con maggior calma rispetto alle altre compagne di classe, quando la porta si spalancò non mi notò subito, era girata di spalle e io fui molto silenzioso. Ma io la vidi infilarsi un paio di mutandine rosate con fare disinvolto. Qualcosa dentro di me scattò in quell'istante, restai incantato ad osservare le forme del suo sedere vellutato e le ombre del suo taglietto mentre si infilava le mutandine. Per un istante ebbi voglia di sfiorarla o di farle sentire la mia presenza, avrei fatto qualsiasi cosa in quel momento pur di sentire le mie mani appoggiate sul suo corpo. Velocemente richiusi la porta, miracolosamente senza fare alcun rumore, lei non si accorse di nulla. Bussai, lei fini di vestirsi e io cercai di sbirciare qualcosa dalla serratura ma purtroppo qualcuno l'aveva preventivamente oscurata. Sentii i suoi passi e aspettai che aprisse la porta. "Ciao, scusa devo aver dimenticato le chiavi" dissi muovendomi verso l'unica panchina di legno. "Ciao" mi rispose senza aggiungere nulla o mostrare una qualche emozione. Recuperai le chiavi cadute tra la panchina e il battiscopa e mi girai verso di lei, aveva già indossato il giubbotto,lo zaino e si stava dirigendo verso la porta. Infilai sbrigativamente le chiavi in tasca e la raggiunsi. Camminammo fianco a fianco lungo la strada senza dire ...
... una parola, finché non presi coraggio e le dissi "Ti va se ti accompagno a casa ?" Lei mi guardò sorrise e dopo una attimo di silenzio rispose : "Va bene" Raggiungemmo in pochi minuti il portone di casa sua, abitava sotto casa mia in quello che era un palazzo di un importante ente assicurativo triestino. Non era lontana da scuola, mi disse qualcosa sul suo patrigno e sul fatto che abitasse con lei ogni tanto in quella casa. Capii che per la maggior parte del tempo era sola e non doveva avere un gran rapporto col patrigno nè con la sua famiglia. La accompagnai fin dentro il portone d'ingresso e entrai con lei in ascensore. Nel tempo che l'ascensore impiegò per percorre la distanza tra il primo e il secondo piano lei si tolse il giubbotto e sfilò da una tasca un grosso mazzo di chiavi. Appena scesa dall'ascensore si diresse verso una porta blindata uguale a tante altre al secondo piano, vi infilò le chiavi e la aprì. Restai sulla soglia per qualche istante, pronto ad andarmene e salutarla, finché lei non disse : "Entra pure ". Entrando lasciai il pesante zaino e mi tolsi il giubbotto lasciandolo all'ingresso come aveva fatto lei e spinsi la porta fino a chiuderla. L'ingresso del suo appartamento era scarno e pieno di giornali e scatole di cartone appena aperte. Sembrava il frutto di un trasloco avvenuto in fretta e furia, alcuni di quei giornali non erano scritti in una lingua per me riconoscibile, anni dopo a distanza di anni pensai potessero essere in croato ...