1. Miele 3


    Data: 26/11/2020, Categorie: Etero Autore: beast

    ... ribaldo contro la stoffa dei pantaloni chiedendo di essere liberato. Si spostò in avanti con le ginocchia, ora il suo sesso era esattamente sopra il viso di lui, tra il folto ciuffo di peli castano chiaro, delle minuscole goccioline di acqua saponata, illuminate dalla luce pomeridiana che passava dalle gelosie, rilucevano come piccole gemme. Era così vicina che lui poteva scorgere tutte le piccole pieghe rosee che ne disegnavano le labbra e in mezzo a queste il rosa ancora più acceso della carne viva e pulsante. Ma soprattutto poteva sentirne il meraviglioso profumo. Era un profumo dolce e fruttato, un profumo caldo e seducente che riportava alla sua memoria ad uno ad uno tanti profumi del suo passato, il profumo di quei dolcetti alla cannella che vendeva la pasticceria sotto casa dei suoi, il profumo delle albicocche secche che sua nonna gli dava come premio quando era piccolo, il profumo della pelle di sua madre, quando lo teneva in braccio da bambino, e anche se non poteva saperlo, il profumo dei suoi capezzoli, così dolci e morbidi, umidi di latte caldo, quando era un neonato. “Assaggiami” gli disse lei in un sussurro. Ferdinando dischiuse la bocca e avvicinò la lingua al sesso di lei, lo sfiorò appena con la punta e immediatamente ne percepì il gusto meraviglioso, la toccò di nuovo per capire meglio, in effetti al primo tocco, il gusto era proprio quello del miele millefiori. Ma se la lingua entrava un po’ più a fondo, se andava a cercare il succo più recondito, allora ...
    ... già ricordava un miele dal sapore più forte, con una punta amarognola, come quello del miele di castagno. E poi, come per il profumo, anche il gusto di quel nettare cominciò a riportare alla memoria una serie di dolci ricordi, legati ad un sapore del passato. Le mani di lui erano imprigionate dalle cosce della ragazza, ma la lingua si muoveva sempre più disinvolta tra la carne ormai fradicia di lei. E leccando, assaporando, succhiando, i ricordi più dolci riaffiorarono a uno ad uno. Il sapore dello zucchero filato che mangiava da ragazzo, quando andava con gli amici a spassarsela tra i baracconi montati in Piazza Vittorio per il carnevale. O quello della merenda fatta con pane, burro e zucchero che mangiava con suo fratello quando erano dalla nonna. La sensazione eccitante che aveva provato baciando la sua prima ragazza, quando le loro lingue si erano toccate e le salive si erano mischiate. La prima figa che aveva assaporato, anche se il sapore di allora non era nemmeno paragonabile alla dolcezza della figa che stava gustando ora, sempre più avidamente, sempre più a fondo. Ad ogni tocco Miele gemeva e inarcava la schiena, e la sua vagina magicamente produceva un altro poco di quel meraviglioso distillato, sottili rivoli sempre più dolci e densi le scendevano tra le pieghe delle labbra e ad ogni leccata di Ferdinando rispondeva con un sospiro, sempre più lungo e intenso. Gli liberò le mani e se le portò sui piccoli seni. “Stringi” lo implorò con la voce roca. E lui strinse quei ...