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Storie di mostri - Il serpente
Data: 27/11/2020, Categorie: pulp, Autore: Alba6990
ATTENZIONE: in questo racconto c’è una scena di un aborto abbastanza violenta. Se vi reputate persone sensibili sull’argomento, non continuate con la lettura di questo racconto. — - — Mi chiamo Melissa. Ho 35 anni. Unn marito che mi ama. Una casa meravigliosa. Un lavoro che mi soddisfa. Un cane di nome Fido. E anche una bellissima bambina... ...ma non è mia. La amo da impazzire. Lei è mia figlia, il mio cuore, la luce dei miei occhi, la mia vita. Ma non è mia MIA. Capite? Non l’ho fatta nascere io. Non l’ho tenuta in grembo per nove mesi. Non ho sentito i dolori del parto. Non ho provato la gioia di tenere quel piccolo fagotto d’amore in braccio per la prima volta. Non l’ho allattata. Non le ho dato un nome. Questo perché non mi è stato concesso. Perché qualcuno mi ha rubato il dono di ogni donna. Qualcuno mi ha tolto la libertà di avere figli. Tutto accadde un venerdì... —— - - - - —— Avevo 19 anni. Ero uscita con il mio ragazzo, Emanuele. Era passata da poco l’ora di pranzo e io e lui avevamo deciso di gustarci una crêpes. Mi ricordo che io l’avevo presa con doppio strato di nutella e tanto zucchero a velo. Daniel, con il mascarpone. È strano come funzioni la memoria: di quel pomeriggio ricordo pochissimo. Mi ricordo la crêpes, il suo sapore, il suo profumo, come Daniel mi avesse presa teneramente in giro per i miei baffi di nutella, la sua stretta di mano, i suoi teneri baci. Ma non ricordo cosa avessimo fatto nello specifico. Nella mia memoria siamo sempre stati in ...
... quella creperia, coccolati da un amore giovane e spensierato, dove l’unica preoccupazione era avere quei 2 euro e 50 per mangiare. Lui, invece, continua a dirmi che in realtà lui era dovuto scappare a casa, perché suo fratello piccolo aveva quasi bruciato la cucina per farsi un toast. E io avevo deciso che avevo comunque voglia di stare ancora un po’ in giro prima di tornare a casa. Dopotutto era estate. E a Castro, in Puglia, faceva un caldo allucinante. Eppure la mia mente non ricorda questa decisione. Forse è non lo ricordo perché desidero fosse andata diversamente, perché vorrei tanto essere andata a casa anche io o non essere mai uscita da quella creperia. Non ricordo come sono arrivata in quel parchetto. Ricordo solo il cane. Era un Beagle. A me piacciono i Beagle. Il mio cane di nome Fido è un Beagle. Mi venne incontro e cominciò a farmi le feste. Mi leccava, mi saltava addosso, abbaiava in modo giocoso. Giocai con quel cane per circa dieci minuti, prima di accorgermi che aveva una medaglietta: “Ariel? Come La Sirenetta! Sei bellissima!” Ero impazzita alla vista di quel cane. Giocavamo sotto il sole e io sentivo il sudore colarmi sulla schiena, sulla fronte, tra il naso e il labbro superiore Ariel sembrava instancabile! “Fa così solo con le persone che le piacciono!” era stata la voce di un uomo a parlare. Mi fermai e Ariel corse verso il suo padrone: un quattrocchi con la piega dei capelli a sinistra, spiaccicata sul cranio come se, al posto del gel, avesse avuto la bava ...