1. Storie di mostri - Il serpente


    Data: 27/11/2020, Categorie: pulp, Autore: Alba6990

    ... di queste. Aveva cominciato a parlare a vanvera di quanto gli piacessi, di quanto si sentisse solo, di quanto voleva un cucciolo tutto per sé. E io pensavo ai cuccioli di cane. La cosa che più mi aveva lasciata basita e inorridita era il fatto che nonostante io piangessi, lui non si fermava. Né quella prima volta, né le centinaia che seguirono. Sì era abbassato la zip dei pantaloni e mi aveva penetrata con forza, senza alcuna tenerezza o accortezza. Talmente ero secca, mi sembrò che fosse entrato un ferro rovente dentro di me. La sua pelle sudaticcia e umida scivolava sulla mia. Avevo la sua lingua che mi leccava le lacrime che solcavano le guance. Non era un gesto d’affetto, semplicemente mi voleva leccare, sgranocchiare come un cane con l’osso. La dermatite che aveva nei capelli mi ricadeva sul corpo come tante scaglie di pelle morta. Ogni vota venivo stuprata da un serpente che fa la muta. Mi ricordo che la prima volta provai un dolore pazzesco. Era come se mi stesse squarciando il ventre. Continuavo a chiamare inutilmente Emanuele, la mamma, il papà. Chiunque. Volevo che mi sentissero. Urlavo a squarciagola. Urlai così tanto da farmi male. A volte mi tappava la bocca con la sua mano grassoccia, la stessa mano che mi aveva dato i dolci in pasticceria per così tanto tempo. Avevo provato a mordergliela, ma come unico risultato mi ritrovai una manica di botte. Quando non facevo la brava, come lui voleva, mi picchiava. Mi picchiava anche mentre mi scopava. Avevo lividi neri ...
    ... e viola ovunque. La mia faccia era diventata quasi irriconoscibile talmente era gonfia. Diceva che dovevo essere obbediente, come Ariel. Una delle cose che mi faceva più schifo era il suo sperma. Sborrava dove più gli piaceva. Una volta pure nell’occhio! A momenti diventavo cieca! Mi sentivo sporca, puzzolente, brutta. Non mi lavava quasi mai, solo una volta a settimana mi portava un catino con dell’acqua. Mi lavavo via il suo sperma secco dal corpo, dalle cosce, dalla faccia, dai capelli. Sperma di un viscido serpente con gli occhiali e dei capelli di merda. E quello sperma era tanto. Così tanto che un giorno, mi accorsi che il ciclo non mi arrivava. No, no, no, no! Non potevo essere incinta! Non in quel luogo! Non in quello schifo! Non da quel serpente! Avrei dato alla luce mio figlio su un pavimento freddo e polveroso di una buia cantina, con i polsi incollati al muro da catene arrugginite. Avrebbe dovuto succhiare anche lo sperma oltre al latte! Eppure. Era mio figlio. L’unico sprazzo di gioia che avrei mai potuto provare. Un amore che cominciava a crescere. Una scintilla, sì. Ma quanto è importante una piccola scintilla nel nero cosmico? Non gli dissi niente. Mi lasciai violentare come più gli pareva. Anche nel culo. Una parte di me, ingenuamente e stupidamente, pensava di poter nasconderlo. Ma dopo un paio di mesi, non avevo più la pancia così piatta. Non era così evidente, ma si vedeva. Un pancino piccolo piccolo. Fu una sera che lui lo scoprì. Scese in cantina come ...