-
UNA STORIA
Data: 04/12/2020, Categorie: Etero Autore: unuomo
... repentina, la scarpa. Non fece in tempo a dire nulla e già la bocca era lì a leccarglielo quel piede. Lei lo vedeva sparire dentro la bocca calda, carnosa, passionale, incurante dell'odore lasciatole addosso da una giornata di lavoro. Di uomini ne aveva avuti tanti ma mai nessuno, nessuno!, l'aveva fatta eccitare, l'aveva fatta sentire profondamente femmina, come lui con quel massaggio così intenso, così sensuale, così erotico. Anche l'altro piede subiì lo stesso trattamento e si sorprese rendendosi conto che stavolta era stata lei ad agevolargli il compito di sfilarle la scarpa. Dopo un tempo che le sembrò infinito,quasi se ne fosse ricordata solo allora, quella lingua si tuffò sulla sua figa. Dapprima leccò, succhiò, titillò le grandi labbra, poi entrandole dentro come se la stesse penetrando ed infine la bocca cominciò a giocare col suo clitoride, gonfio, eretto. Insaziabile. Sì, quella bocca così sembrava: affamata di una fame cui nessun cibo � se non quello � avrebbe potuto saziare. L'orgasmo la colse impreparata. Lui la lasciò godere poi cominciò a spogliarsi con quella inelegante furia di cui gli uomini sono spesso preda quando il loro cazzo reclama di essere svuotato. Ne uscì un membro grande, grosso, col glande scoperto, lievemente incurvato verso il basso com'è spesso tipico di chi è particolarmente dotato. Ne poteva intuire l'eccitazione dal tremolìo dell'asta, dal pulsare del sangue dentro le vene che l'erezione stava evidenziando. Glielo prese in mano quasi a ...
... saggiarne la consistenza. Glielo accarezzò. Poi aperta la bocca, iniziò a succhiarglielo avida. La lingua più volte passò sopra quell'asta, lubrificandola per prepararla alla penetrazione. Le piaceva, quanto le piaceva!,sentirsi la bocca piena di quel cazzo che quasi sembrava muoversi di vita propria. Avrebbe violuto ingoiarlo, spingerlo fino in fondo mentre una mano accarezzava quelle palle piene scendendo verso il perineo e l'altra lo segava dolcemente anche se non riusciva tenerlo tutto dentro di se tanto era grosso. Era brava a fare pompini. Lo sapeva. Lo aveva sempre saputo. In passato la sua bravura le aveva permesso, e più di una volta, di sbarazzarsi di chi non le piaceva: qualche colpo di bocca e di mano, estrarre il cazzo un secondo prima che venga, lasciarlo svuotare, dargli una pulita veloce e "ciao, arrivederci, sì ti chiamo io". Stavolta no. Stavolta avrebbe continuato per tanto tempo. Ma lui non poteva resistere e allora glielo tirò fuori, le divaricò le gambe e si stese sopra di lei, aspettando ch'ella lo prendesse in mano e lo guidasse a varcare quella porta. La penetrazione fu come piaceva a lei: inizialmente dolce, delicata come se quel cazzo avesse paura di delforarla, poi di forza, violenta quasi. Le parve di sentire la punta che le sbatteva addosso alla parete posteriore della figa; le parve che quella lama rishciasse di sventrarla. Quel movimento, quella forza la eccitava terribilmente. Alzò le gambe sostenendole con le mani poggiate sull'incavo delle ...