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Roma puttana (parte prima)
Data: 10/12/2020, Categorie: Prime Esperienze Autore: Neottolemo
Prima parte di un racconto richiesto da una splendida lei di coppia romana (lascio a voi scoprire chi). Se alla signora piacerà la prima parte…vi sarà anche la conclusione. Lavorare in uno studio legale con sedi in Italia ed all’estero a volte ha anche i suoi vantaggi. Oramai anche nella professione di avvocato ci siamo “americanizzati” e vanno di moda i grossi studi con sedi nelle principali città europee e mondiali. Si parte dal reclutamento degli elementi più validi e ci specializza quasi unicamente in una materia, che nel mio caso era il diritto societario compreso il delicato tema della ristrutturazione aziendale. Ero stato arruolato da un importantissimo studio italiano, in partnership con un notissimo ufficio legale di New York (del quale per doveroso rischio di denuncia ometto il nome). Lavoravo nella sede di Milano con degli orari disumani al servizio dei soci dello studio legale, ma non mi lamentavo deciso ad arrivare ai vertici dell’ufficio. Un giorno mi arrivò una e-mail che mi informava che ero stato posto a capo di una task force dell’ufficio, e che avrei dovuto ricevere un cliente molto importante in arrivo da Roma. Si trattava di un notissimo industriale la cui solidità era stata fortemente intaccata dall’imminente crisi, ma che aveva ancora alcune consistenti risorse per tentare una ristrutturazione ed un rilancio del suo impero aziendale. Organizzammo il breafing ed in attesa del cliente diedi le direttive all’equipe di 5 avvocati che ...
... avrei coordinato e diretto in questo importante lavoro. Arrivo il sig. Franco (chiaramente falso nome), e con mia sorpresa era accompagnato dalla seconda moglie l’affascinante sig.ra Cristina. Feci fatica a dissimulare il mio disappunto in quanto preferisco trattare le questioni di lavoro senza intrusi, ma vi era anche un altro motivo per il quale avrei preferito che Franco si fosse presentato da solo. Cristina , infatti , era di una bellezza disarmante, le lunghe gambe che terminavano in un sapiente tacco 12, il tailleur stretto che conteneva sublimemente le forme per terminare in una scollatura che a fatica incarcerava i seni tondi e pieni, i capelli neri alle spalle che incorniciavano un viso di bellezza particolare, mediterranea ma quasi mediorientale, e gli occhi nocciola che fissavano facendoti comprendere che sapeva di essere bella e come saper usare la propria sensualità. La sua presenza veniva segnata dal profumo Chanel che le sii espandeva dal collo e portava con molta eleganza la borsa Gucci che da sola probabilmente valeva molto più stipendio di due miei collaboratori. Cristina era la donna di un uomo molto noto e ricco come era Franco. Lo aveva sposato in seconde nozze all’età di 38 anni, in quanto era rimasta precocemente vedova di un noto collega romano, e ora ne aveva 45. Dal precedente matrimonio si portava in dote un figlia Valentina di 20 anni, che in bellezza rivaleggiava con la madre se non fosse che era bionda naturale, e un discreto ...