1. Vacanze montane


    Data: 14/12/2020, Categorie: Etero Autore: VicentinoGrey

    «Peccato che domani dobbiamo tornare a casa.» Michela confidò all’amica Sara tutto il suo disappunto per aver concluso la tanto desiderata settimana di ferie in montagna. «Ti dò ragione, ma sapere che da lunedì ritorneremo al lavoro, ci farà gustare fino in fondo questa passeggiata in mezzo al verde, con l’aria ancora tiepida e i primi accenni dei colori dell’autunno che sta arrivando.» Le due amiche stavano passeggiando da un paio d’ore lungo un sentiero che saliva lungo una catena di monti, creando un anfiteatro naturale di boschi e radure. La cinta di montagne formava un emiciclo in cui, al posto di un immaginario palcoscenico, sorgeva il paese in cui alloggiavano. Erano partite subito dopo pranzo, approfittando del sole splendido e confidando che le nubi, che se ne stavano fin dal mattino sulle vette, ma sull’altro versante, continuassero a essere bloccate dai venti in quota. Il mutamento di quei cumuli dal bianco all’ardesia convinsero le due quarantenni a fare marcia indietro. «Beh, non ci è andata male, tutto sommato. Abbiamo visto un panorama stupendo, il tempo si sta guastando là sopra e noi siamo ancora baciate dal sole» osservò Sara. «Torneremo in albergo giusto in tempo per un aperitivo» commentò Michela. L’aria si rinfrescò improvvisamente e le nubi valicarono la cresta delle montagne. Un muro d’acqua nascondeva le vette più alte e le due donne decisero di affrettare il passo. «Mi toccherà marciare, invece che camminare: il ginocchio non è a posto del tutto. Se ...
    ... bisognerà correre, lo farai tu e poi mi verrai a prendere con un ombrello e una mantella» disse Sara. «Dai, non ce ne sarà bisogno. La pioggia si sta scaricando sulle cime» la rincuorò Michela «guarda là che meraviglia di baita!» Aveva notato una costruzione che occupava il centro di una radura. Era stata ristrutturata da poco, rispettando le strutture e i materiali in uso nelle montagne venete. Su un lato vi era un orto e sull’altro vi passava un ruscello che scorreva poi sotto il sentiero che stavano percorrendo. Salendo, era impossibile vedere la costruzione perché gli alberi ne nascondevano il viottolo di accesso, ma scendendo a valle, un varco tra la vegetazione la esaltava in tutta la sua naturale bellezza. Superarono il rigagnolo e si diressero a passo spedito verso il ponte di legno che superava invece un torrente più ampio. Qualche goccia aveva cominciato a cadere su di loro, nonostante il sole fosse ancora padrone di metà del cielo. Le nubi però si erano spostate velocemente e stavano scendendo di quota riversando acqua e fulmini sulle pendici. Il segnale di un messaggio in arrivo spinse Michela a estrarre il telefonino per controllare. La foga con cui lo fece causò lo scivolamento dalla sua mano e la caduta lungo il lieve declivio che costeggiava il sentiero. «Continua a camminare, Sara, ti raggiungo fra poco. Vado a riprendermi il cellulare.» «D’accordo, ma sbrigati: fra poco qui cadranno secchi d’acqua.» Sara attraversò il ponte e vide che il bel torrente di acqua ...
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