1. 127 - La confessione di "Esse"


    Data: 16/12/2020, Categorie: Etero Autore: ombrachecammina

    ... lontano dalla moglie, avremmo potuto fare l�amore un sacco di volte. Io ci provavo a fargli capire qualcosa ma lui, pur confessandomi la sua ammirazione, forse per rispettare l�amicizia, non volle mai tentare qualcosa che andasse oltre ad uno stretto abbraccio o ad un ammiccamento significativo.Arrivò così il penultimo giorno di lavoro, a pranzo portai i pasticcini, delle bibite e dello spumante, i colleghi mi consegnarono un loro regalo e tutti assieme brindammo alle mie esperienze lavorative future. Salutai uno per uno tutti gli altri e lasciai per ultimo il mio amico e collega �S�o� . Dissi davanti a tutti che �dulcis in fundo� salutavo il grande �S�o� . Lo abbracciai strettissimo, e lui mi accolse tra le sue possenti braccia in modo altrettanto affettuoso. Comparvero anche le lacrime e restammo abbracciati a lungo. Quando ci sciogliemmo da quell�abbraccio, la sala mensa era ormai vuota. Il giorno seguente, io avrei lavorato solo fino a mezzogiorno, poi con il permesso dei titolari sarei partita per nuovi lidi.Mi ricordo che alle nove di quella mattina, salii al primo piano, nell�ufficio di �lui� per fare delle fotocopie. Indossavo un vestito rosso come sempre molto corto, voltavo le spalle a �S�o� che se ne stava seduto alla sua scrivania, sbagliai la prima fotocopia e la appallottolai buttandola nel cestino che stava alla sinistra della fotocopiatrice. Ero in effetti una scarsissima cestista e la pallina di carta uscì fuori dal cestino. Apposta, ci tengo a ribadire ...
    ... apposta, mi chinai a gambe tese per raccogliere la carta accartocciata, consapevole che il vestito sarebbe salito fin oltre le mie natiche. Rimasi in quella posizione qualche secondo in più del dovuto e quando mi sollevai percepii dietro di me la sua presenza. Mi abbracciò da dietro, le sua mani vigorose sulle mie tette. Imprigionata da quella maschia stretta, voltai solo il viso e trovai le sue labbra che si poggiarono ansiose e febbrili sulle mie. Dischiusi la bocca mentre lui mi lasciava momentaneamente libera, mi girai, lui mi strinse ancora contro di lui, sentivo la sua virilità premermi sullo stomaco, ci baciammo ancora, poi lui mi prese per mano e letteralmente mi trascinò in sala riunioni, chiuse dietro di noi la porta a chiave e mi sollevò facendomi sedere sul tavolo scuro, mi sfilò le mutande portandomi la figa oltre il bordo del tavolo, con una sola mano armeggiò con la zip e slacciò poi la cintura dei pantaloni, li lasciò cadere a terra, fece fuoriuscire lateralmente dalle mutande il suo magnifico obice e mi appoggiò la gigantesca cappella contro il mio piccolo buchino. Madre mia, che differenza tra il minuscolo pistolino di Francesco e il gigantesco cazzo di �S�o� , non capii più nulla fin dal primo secondo, mi sussurrò che ero strettissima, gli dissi che stavo morendo, che mi piaceva troppo, lo pregai di non smettere mai, mi feci giurare che mi avrebbe raggiunta anche in capo al mondo. Mi fece venire un paio di volte, poi un attimo prima di riempirmi la figa con il ...