1. Parentesi agrodolce ...


    Data: 20/12/2020, Categorie: Etero Autore: reninytxis

    ... desiderio. Dio, Come ti amo! E continuai, corrisposto pienamente finché non mi spinse via fingendosi irritata.
    
    -Ehi, io mi sono appena pulita e ora mi hai di nuovo sporcata tutta, zozzone! Adesso mi rilavi tu. Forza!
    
    Non me lo feci ripete: afferrai guanto di crine e ci spalmai sopra una bella dose del suo doccia-schiuma preferito e delicatamente presi a strofinarle la schiena, alternando carezze e massaggi con l’altra mano.
    
    Amiamo questo rituale, tanto da ripeterlo ad ogni occasione. Dopo averle insaponato la schiena lei fa altrettanto con me. Quindi, tolto il guanto, continuiamo col resto del corpo, uno di fronte all’altra, quardandoci negli occhi … fatelo, è qualcosa che vi lascerà il segno.
    
    Va da sé che il rituale non si limita all’igiene! La baciai a lungo, accarezzando ogni sua curva, Ogni angolo della sua pelle. La presi in braccio e lei mi circondò con le sue gambe. Mi appoggiai ad una delle pareti e mi lasciai scivolare fino a puntare i piedi contro la parete opposta. Quindi lentamente, sostenendola e continuando a baciarla, la lasciai scendere fino a sentirla contro il mio pene: la sentii pronta e quasi senza alcun aiuto entrai in lei … anzi, fu lei ad “inghiottirmi”, a prendermi. Con le mani colme dei suoi glutei la sollevavo ed abbassavo, ritmicamente, ed il calore attorno a me cresceva. Ada smise di baciarmi, afferrandomi per la nuca e stringendomi a sé; cominciò a gemere e ad incitare:
    
    -Sii!, SII! Continua, più dentro! Ah-h – e quell’ultimo ...
    ... rantolo strozzato fu accompagnato da una serie di violenti fremiti, mentre le sue mani mi artigliavano la testa e la schiena e le sue cosce quasi mi stritolavano.
    
    Rallentai fino a fermarmi, tenendola sempre stretta a me.
    
    -Dai, sbrighiamoci. – mormorò – Sennò e troppo tardi per uscire.
    
    Mi baciò ed uscì dal box. “Wow!” pensai. Ripresi da insaponarmi e velocemente mi risciacquai. La preparazione fu veloce e Ada, che non indossa mai più che un velo di trucco, fu pronta prima di me. Allacciata l’ultima stringa, uscimmo.
    
    Nell’ascensore, improvvisamente Ada si portò una mano alla bocca e mi guardò sgranando gli occhi.
    
    -Che c’è, abbiamo dimenticato l’acqua aperta? O il gas? – le chiesi.
    
    Scosse la testa e mormorò:
    
    -Tu non sei venuto! Oh, amore perdonami!
    
    Che tenerezza! Le sorrisi e mi accostai a lei per baciarla.
    
    -Tesoro – le dissi –Ma figurati! Per me è …
    
    Mi sfuggì accovacciandosi di fronte a me ed aprì una delle porte interne dell’ascensore.Volevo dirle che per me il suo piacere era il senso della mia vita ma non ebbi il tempo di finire la frase. Prese a slacciarmi i calzoni ed abbassarmeli insieme agli slip.
    
    -Non se ne parla nemmeno! – sibilò. – Guardalo, come soffre il mio piccolino! E’ ancora tutto teso nello spasimo!
    
    E prese a baciarlo per tutta la sua lunghezza che, effettivamente, non scemava da quando ero uscito dalla doccia.
    
    -Piccolo, piccolo mio! – vezzeggiava lei senza smettere di baciarlo. Cominciò poi a percorrere il “piccolo suo” con la ...